Da TgCom:
La fuga da San Siro non è un'idea nuova. Il contenzioso con il Comune, per avere una concessione sull'impianto più lunga e vantaggiosa economicamente, impegna entrambi i club meneghini da qualche tempo. Le voci sulla costruzione di uno stadio privato da parte dell'Inter, poi, circolano già da almeno un paio d'anni. Ora, però, c'è una conferma importante: "Ci stiamo pensando - ha detto Moratti - e non è solo un'idea".
E' cambiata la zona, ma l'idea è quella che frulla nella testa della dirigenza interista da un po'. Qualche anno fa si parlava della zona occupata dai capannoni della Falck, in via di dismissione, ora si sta ipotizzando di spostarsi verso Rogoredo, a due passi dalla nuova area residenziale in procinto di essere costruita. La voglia di mollare San Siro c'è, nonostante la storia di quello stadio e l'alone di leggenda che lo circonda.
Massimo Moratti, però, non ha intenzione di sottostare ancora a imposizioni comunali troppo onerose e prive dei via libera alle innovazioni volute e pensate in via Durini. Anche il Milan sta premendo sull'amministrazione cittadina per ottenere un contratto diverso, ma non è arrivato allo strappo definitivo. L'Inter, invece, è vicina al grande salto e il suo presidente non usa mezzi termini per annunciarlo. "L'idea di uno stadio tutto nostro? Sì, ci stiamo pensando e non è solo un'idea". Queste le parole riportate da "Il Giornale", ma arrivate ben prima all'orecchio dei responsabili dell'impianto e nelle stanze di Palazzo Marino.
Alan Rizzi, presidente della coimmissione Sport del Comune, specifica che il progetto annunciato da Moratti potrà trovare compimento "solo dopo il 2010, quando scade l'obbligo per l'Inter di rimanere in quel di San Siro", ma non nasconde la testa sotto la sabbia e definisce "preoccupante" la fuga paventata dal presidente nerazzurro. Anche in relazione al tentativo della federazione di assicurarsi l'organizzazione dell'Europeo del 2012. "La decisione dell'Uefa di affidare la competizione a Milano - prosegue Rizzo - passa pure attraverso la valorizzazione dello stadio di San Siro, la sua trasformazione in una struttura a cinque stelle".
Chi, per una volta, non è d'accordo con il presidente interista è una vecchia (ma non troppo) gloria nerazzurra, Beppe Bergomi. "Perché un altro San Siro? La storia è nell'attuale - sentenzia lo "zio" - Cambiare casa non ha alcun senso, le tradizioni vanno rispettate". Sandro Mazzola è dello stesso avviso: "Lì c'è tutta la poesia e il romanticismo del calcio. No, non riesco a concepire un altro stadio". Ma anche la poesia, nel gretto mondo del calcio business, è solo un'eco lontana.