L'Associazione detenuti ha espresso «rabbia, indignazione e dolore»
Gli assassini di Tommaso in carcere protetto
I responsabili della morte del neonato andranno in isolamento perché rischiano il linciaggio da parte degli altri carcerati
MILANO - I colpevoli del sequestro e dell'uccisione del piccolo Tommaso Onofri rischiano il linciaggio da parte degli altri detenuti - perché il crimine che hanno commesso è uno dei più esecrati dal «codice d'onore» dei reclusi - e per questo saranno sempre tenuti in una sezione protetta del carcere dove espieranno la condanna, e non entreranno mai in contatto con nessuno. Lo rende noto Sebastiano Ardita, responsabile del trattamento dei detenuti al Dipartimento dell'amministrazione penitenziaria. «Appena saranno finiti gli interrogatori di garanzia e verrà convalidato il fermo - ha detto il dirigente - provvederemo all'assegnazione penitenziaria delle persone coinvolte in questo terribile delitto e li metteremo nelle sezioni protette per garantire la loro incolumità e l'esecuzione della pena alla quale non devono essere sottratti».
LA RABBIA DEI CARCERATI - Il carcere di Parma ha le aree protette. Questo meccanismo di assegnazione scatta a tutela di chi ha compiuto crimini di «particolare riprovazione sociale». Proprio stamani in un comunicato, l'Associazione detenuti non violenti, ha espresso «rabbia, indignazione e dolore» per la morte di Tommy, di appena diciotto mesi. «Siamo vicini alla famiglia del piccolo Tommaso, i loro carnefici meritano una giusta punizione e - ha scritto il presidente Evelino Loi - non potranno sfuggire all'ira ed alla rabbia di tutti i detenuti delle carceri italiane». Per i funerali del bambino, i detenuti osserveranno una giornata di lutto e, per chi vuole, anche di raccoglimento con i cappellani delle carceri.