Il coding è morto. Le software house anche?

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Prima di tutto, c’è un chiaro conflitto di interessi: citare un esponente di Anthropic per dire che il coding è morto è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. Chi sviluppa questi strumenti ha tutto l’interesse a promuovere l’idea di un’AI onnipotente. Per una tesi così forte, sarebbe stato utile sentire anche voci indipendenti.<br />
Diciamocelo: il titolo è provocatorio. È vero che l’AI è fantastica per scrivere il “boilerplate” e velocizzare i processi, ma questo non elimina la necessità di progettare e comprendere l’architettura del software. Il codice è un organismo vivo: evolve, si rompe e va mantenuto.<br />
Il rischio reale non è che spariscano i programmatori, ma che si creino sistemi sempre più complessi e opachi. Affidarsi totalmente all’AI senza capire cosa c’è sotto significa correre il rischio di avere infrastrutture critiche, come sanità ai sistemi bancari, come vere e proprie “scatole nere”. Se qualcosa va storto, chi saprà intervenire?<br />
Più che la “fine del coding”, mi sembra una trasformazione del ruolo: meno digitazione, più ingegneria di alto livello, dove contano architettura, progettazione e capacità di risolvere problemi complessi. Tra un prototipo generato dall’AI che sembra funzionare e un prodotto industriale sicuro e scalabile, c’è ancora tutto il valore del fattore umano (e tecnico)
hai scritto una cosa sacrosanta "questo non elimina la necessità di progettare e comprendere l’architettura del software." Se non avessi anni di esperienza di uso di DB e progettazione di applicazioni multi tentant ad alta concorrenza (il primo tomshw.it l'avevo sviluppato io mille anni fa) altro che vibe coding... Oggi gli sviluppatori sono in pole position per fare la differenza, ma devono aggiornarsi.
 
Una domanda. Ma tutti questi agenti IA, chi li ha fatti? Spuntano sugli alberi? O ci sono ingegneri e programmatori che scrivono codice, magari senza usare agenti IA?
LI hanno scritti gli ingegneri; che ora dichiarano candicamente che da novembre 2025, non scrivono più una riga di codice.
Orchestrano agenti che scrivono, revisiona, documentano codice e alcune volte, leggono le parti più sensibili.
 
Interessante l'articolo, peccato che sia scritto in maniera imbarazzante al 100% da Ai.
Ora, nulla contro, io faccio codice e non ne scrivo più, però permettimi che è davvero brutto un articolo di giornale dove si cerca di dare opinione personale e invece è chiaro che sia ai totale, con la tipica impostazione esteticamente brutta... E superlunga.
Hai ragione ho usato supporto di Opus ma non è scritto 100% da AI, è impostato da AI e riscritto quasi interamente da me in una revisione manuale molto lunga. Altrimenti non ci potrebbero essere dentro le mie esperienze di coding,le mie opinioni personali, gli incroci con altre app, agenti di codice e realtà che nell'intervista non erano citate. Credo che farò lo stesso anche con l'intervista di 3 ore di Friedman a Peter Steinberger, la sto riascoltando ed è illuminante.
C'è chi perde tempo a dire che OpenClaw è un colabrodo, e chi l'ha fondato solo a novembre 2025 e ha ricevuto offerte personali da Zuckerberg e Altman. Il fondatore di Facebook ha installato e usato il prodotto e ha anche mandato feedback a Steinberger privatamente.
Il mondo va veloce, bisogna essere umili e pronti a reimparare tutto ogni giorno.
 
&quot;Cosa succede quando un founder può costruirsi il software da solo parlando con un agente AI.&quot;. Succede che ha un software schifoso pieno di bug e problemi di sicurezza, un software che a malapena gira in locale e senza devops se lo può mettere in quel posto, un software che gli costerà il triplo in gestione e mantenimento.<br />
&quot;E perché software house, agenzie web e consulenti IT dovrebbero tremare adesso.&quot;. Infatti tra gli esperti e intendo gli esperti veri, stiamo tremando tutti di paura, brrrrrrrr brividi di terrore..... quando vi renderete conto che l&#039;ai può solo agevolare il lavoro dello sviluppatore e mai e poi mai sostituirlo sarà il giorno più bello, poiché assumere uno sviluppatore competente che sistemi le merdate svolte dall&#039;ia vi costerà 10 volte tanto. E saranno grasse risate!!! <br />
Notizie del genere me le aspetto su linkedin, social e siti di gossip ma da TH è davvero triste....<br />
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Buona giornata e 01100110 01101111 01110010 01111010 01100001 00100000 01000001 01001001 00100001
Ci sentiamo fra 12 mesi
 
Beh l&#039;autore, che sono io, ha espresso un commento sulle parole dell&#039;ideatore di Claude Code. Ovviamente tu ne sai sicuramente di più di questo signore che ha solo rivoluzionato il mondo della programmazione.
Gli "imprenditori" medio piccoli non sanno nemmeno farsi lo SPID da soli. È più probabile che i programmatori svegli taglino fuori i finiti imprenditori eliminando un intermediario tra il prodotto e chi sa effettivamente cosa serve e come va fatto, che non è mai l'imprenditore (che al massimo gli è andata di culo aver avuto l'idea del concerto di base). Io non so che esperienza tu abbia mai avuto con i clienti, ma nel 90% non sanno manco loro cosa vogliono e come formulare la richiesta. L'IA ridimensionerà ogni lavoro con il pc, ma se sei un "boomer" avrai bisogno di un umano, che si farà strapagare per aiutarti a non soccombere alla tecnologia. Anche i giornalisti dovrebbero tremare, soprattutto quelli che fanno solo da passacarte aggiungendo giusto le loro opinioni personali (per poter dire di aver lavorato). Comunque Anthropic non ha rivoluzionato chissà ché, ha solo sviluppato prima di altri un modello LLM trainato verticalmente sul coding invece di fare un generico modello per creare testi e chatbot.
Per tornare al facile terrorismo dell'articolo, vorrei far notare che Perplexity aggrega notizie che bypassano la vostra fonte di sostentamento che è la pubblicità, quindi forse tra mesi, e non anni, non saremo più qui a litigare sotto i vostri articoli.
Io un piano B e C ce l'ho. E lei, autore dell'articolo?
 
Scusa ma l'AI avrebbe potuto scrivere questo articolo al posto tuo in un millesimo del tuo tempo ancora un anno o due fa. Perchè stai ancora scrivendo tu?
 
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Prima di tutto, c’è un chiaro conflitto di interessi: citare un esponente di Anthropic per dire che il coding è morto è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. Chi sviluppa questi strumenti ha tutto l’interesse a promuovere l’idea di un’AI onnipotente. Per una tesi così forte, sarebbe stato utile sentire anche voci indipendenti.<br />
Diciamocelo: il titolo è provocatorio. È vero che l’AI è fantastica per scrivere il “boilerplate” e velocizzare i processi, ma questo non elimina la necessità di progettare e comprendere l’architettura del software. Il codice è un organismo vivo: evolve, si rompe e va mantenuto.<br />
Il rischio reale non è che spariscano i programmatori, ma che si creino sistemi sempre più complessi e opachi. Affidarsi totalmente all’AI senza capire cosa c’è sotto significa correre il rischio di avere infrastrutture critiche, come sanità ai sistemi bancari, come vere e proprie “scatole nere”. Se qualcosa va storto, chi saprà intervenire?<br />
Più che la “fine del coding”, mi sembra una trasformazione del ruolo: meno digitazione, più ingegneria di alto livello, dove contano architettura, progettazione e capacità di risolvere problemi complessi. Tra un prototipo generato dall’AI che sembra funzionare e un prodotto industriale sicuro e scalabile, c’è ancora tutto il valore del fattore umano (e tecnico)
Bravissimo..
 
Si sta perdendo un aspetto importante. Il concetto di SaaS si sta solo spostando: in futuro non si pagherà per sviluppo software, cloud computing o consulenza, ma si pagherà (e moltissimo!) per gli abbonamenti alle IA che, in uno scenario simile, faranno pagare a percentuale su quanto generato.
 
Ahahahahha .. certo, certo. CHE SPROLOQUIO. Ogni volta che leggo tante stupidaggini messe assieme nello stesso momento, mi chiedo se davvero questi &quot;autori&quot; credono che la gente sia tutta, contemporaneamente, rimbecillita. La realtà è totalmente diversa e sarà il tempo a fare giustizia di questi sproloqui.
Sogna
 
Gli "imprenditori" medio piccoli non sanno nemmeno farsi lo SPID da soli. È più probabile che i programmatori svegli taglino fuori i finiti imprenditori eliminando un intermediario tra il prodotto e chi sa effettivamente cosa serve e come va fatto, che non è mai l'imprenditore (che al massimo gli è andata di culo aver avuto l'idea del concerto di base). Io non so che esperienza tu abbia mai avuto con i clienti, ma nel 90% non sanno manco loro cosa vogliono e come formulare la richiesta. L'IA ridimensionerà ogni lavoro con il pc, ma se sei un "boomer" avrai bisogno di un umano, che si farà strapagare per aiutarti a non soccombere alla tecnologia. Anche i giornalisti dovrebbero tremare, soprattutto quelli che fanno solo da passacarte aggiungendo giusto le loro opinioni personali (per poter dire di aver lavorato). Comunque Anthropic non ha rivoluzionato chissà ché, ha solo sviluppato prima di altri un modello LLM trainato verticalmente sul coding invece di fare un generico modello per creare testi e chatbot.
Per tornare al facile terrorismo dell'articolo, vorrei far notare che Perplexity aggrega notizie che bypassano la vostra fonte di sostentamento che è la pubblicità, quindi forse tra mesi, e non anni, non saremo più qui a litigare sotto i vostri articoli.
Io un piano B e C ce l'ho. E lei, autore dell'articolo?
Ti ringrazio per il commento e per la tua empatia. Ovviamente abbiamo piano B e C ma solo Dio sa cosa succederà veramente tra un o due anni nel mondo dell'informazione o dei social. Io spero di essere utile, aiutare con i contenuti, mi spiace leggere tanta acredine solo perché magari il titolo era forte e l'articolo e tutte le sue argomentazioni sono stati parzialmente ignorati.
 
Prima di tutto, c’è un chiaro conflitto di interessi: citare un esponente di Anthropic per dire che il coding è morto è un po’ come chiedere all’oste se il vino è buono. Chi sviluppa questi strumenti ha tutto l’interesse a promuovere l’idea di un’AI onnipotente. Per una tesi così forte, sarebbe stato utile sentire anche voci indipendenti.<br />
Diciamocelo: il titolo è provocatorio. È vero che l’AI è fantastica per scrivere il “boilerplate” e velocizzare i processi, ma questo non elimina la necessità di progettare e comprendere l’architettura del software. Il codice è un organismo vivo: evolve, si rompe e va mantenuto.<br />
Il rischio reale non è che spariscano i programmatori, ma che si creino sistemi sempre più complessi e opachi. Affidarsi totalmente all’AI senza capire cosa c’è sotto significa correre il rischio di avere infrastrutture critiche, come sanità ai sistemi bancari, come vere e proprie “scatole nere”. Se qualcosa va storto, chi saprà intervenire?<br />
Più che la “fine del coding”, mi sembra una trasformazione del ruolo: meno digitazione, più ingegneria di alto livello, dove contano architettura, progettazione e capacità di risolvere problemi complessi. Tra un prototipo generato dall’AI che sembra funzionare e un prodotto industriale sicuro e scalabile, c’è ancora tutto il valore del fattore umano (e tecnico)
Sono totalmente d’accordo. Anche se l’AI è più brava (mediamente e quantitativamente) a scrivere il codice, sono d’accordo sul fatto che avere scatole nere su cui nessuno (r ripeto: nessuno) conosce i dettagli del funzionamento interno mi sembra, almeno allo stato attuale, molto azzardato; per non parlare del fatto che il progressivo abbandono dei coding “manuale” (o al massimo del vibe) significa perdere la capacità di pensare nel “dettaglio” delegando tutto alla macchina e questo a lungo andare non potrà che fare danni all’ umanità. In più c’è da considerare che l’AI sarà sicuramente più efficiente dal punto di vista della produttività ma non è detto che lo sia dal punto di vista della sostenibilità energetica e ambientale.
 
Scusa ma l'AI avrebbe potuto scrivere questo articolo al posto tuo in un millesimo del tuo tempo ancora un anno o due fa. Perchè stai ancora scrivendo tu?
Hai ragione ma non ci sarebbero stati tutti i dettagli sulle mie esperienze personali di coding, sviluppo soluzioni AI e strategie aziendali varie.
 
Si sta perdendo un aspetto importante. Il concetto di SaaS si sta solo spostando: in futuro non si pagherà per sviluppo software, cloud computing o consulenza, ma si pagherà (e moltissimo!) per gli abbonamenti alle IA che, in uno scenario simile, faranno pagare a percentuale su quanto generato.
Io credo che ognuno si farà i propri strumenti privati, isolati e protetti, gestiti da agenti che si auto addestrano e conosceranno noi e le nostre aziende meglio di come potrebbe farlo qualsiasi software generico.
Io ho sviluppato in meno di un mese un file di gestione di cassa e un CRM che potranno avere i loro bug e magari non sono adatti alla commercializzazione, ma rispondono dati coerenti e soddisfano i miei bisogni meglio di qualsiasi altra soluzione commerciale.
 
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