E chi lo ha detto? Sono i deboli che scegliono la strada facile, e non do a loro nemmeno torto, ognuno segue la propria strada. Ma se l'uomo si e' evoluto e' proprio perche' c'e' chi NON sceglie la strada facile e convenzionale. Anzi, in questo caso credere in un Dio significa proprio scegliere la strada facile. Non bisogna pensare, non bisogna sforzarsi di ragionare, va bene quello che mi dicono di credere e io ci credo. E se sono in una brutta situazione c'e' la comunita' religiosa che mi aiuta e protegge, c'e' la preghiera che mi aiuta. L'ateo deve fare forza con se' stesso e trovare aiuto tra amici, conoscenti, familiari, dottori. L'ateo che alla fine si mette a pregare non e' piu un ateo. Io compio 55 anni quest'ann0, per due volte sono andato in ospedale e pensavo che non ne fossi uscito vivo, eppure non ho mai sentito nemmeno una volta il bisogno di pregare un Dio. Ho stretto i denti, mi sono fatto forza, ho pensato ai miei cari che non volevo lasciare. Non e' stato facile, per nulla. Se avessi pregato un Dio, avrei perfino potuto gridare al miracolo, invece il "miracolo" lo hanno compiuto i medici che mi hanno curato, sono loro che ho ringraziato, sono i miei cari che mi sono stati vicini e mi hanno dato forza.
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Tanto per tornare in tema delle presunte prove della esistenza di Dio.
Nel 2004 Alex Malarkey, un bambino americano di sei anni, ebbe un incidente d'auto che lo lascio' in come per due mesi, e rimase paralizzato. Dopo l'operazione che gli salvo' la vita, racconto' di essere andato in Paradiso e di avere visto gli angeli, miracoli, Gesu', il diavolo (e forse un bel hamburger). Il padre, Kevin Malarkey, ne approfitto' per raccontare la storia in un libro "The Boy Who Came Back From Heaven” (il ragazzo che torno' dal Paradiso) a nome suo e di suo figlio, che fece pubblicare da una casa editoriale cristiana, Tyndale House. Il libro fu un successone, sia di vendite che per riaffermare l'esistenza di Dio (e la fortuna della Chiesa proprietaria della casa editrice).
Poco ha importato il fatto che la madre del bambino (adesso divorziata) abbia sempre contestato la storia, e criticato il fatto che tutti gli introiti delle vendite del libro andassero al padre e suo figlio non vedesse un soldo. Pochi giorni fa Alex, adesso un ragazzo, non e' stato piu' capace di tenere nascosta la verita', e ha ammesso di avere fabbricato tutta la storia. Grande imbarazzo della case editrice che ha rimosso il libro (e allegati ammenicoli) dagli scaffali e dalla vendita. La storia e' finita nelle mani dei media, che hanno tentato inutilmente di contattare il padre (probabilmente adesso si crogiola al sole nelle Bahamas).
Nel frattempo e' uscito negli schermi il film "Heaven is for Real" (Il Paradiso veramente vero), tratto da un altro best seller dallo stesso nome, che narra praticamente la stessa storia, avvenuta a Colton Burpo quando aveva quattro anni. Il film ebbe un grosso successo, ma appena la storia di Ales e' venuta fuori la gente ha cominciato a farsi domande. E' veramente vero? Colton, anche lui adesso un ragazzo, afferma che sia tutto vero e che non si sia inventato nulla.
C'e' poco da aggiungere. La suggestione della gente e' forte, e finisce sempre con il credere cio' in cui vuole credere. E c'e' sempre chi se ne approfitta. Nonostante la mamma di Alex piu' volte avesse avvisato gli editori del libro che la storia avesse troppe lacune, quelli alla luce del successo di vendite e della grossa pubblicita' alla loro chiesa hanno fatto orecchi da mercante. Questa volta la verita' e' venuta al pettine.
Una fonte:
‘Boy Who Came Back From Heaven’ actually didn’t; books recalled - The Washington Post