Mi riconosco in tutto quello che ha detto
@Stepdunk.
Sarà che anch'io sono intenzionato ad intraprendere il percorso universitario, chiedendomi se mai troverò un lavoro che mi appassionerà, se quello che studierò sarà effettivamente utile nel mercato del lavoro oppure se sarà stato solamente una "perdita di tempo".
La stabilità economica è senza dubbio uno dei miei obbiettivi chiave; neanch'io per carattere sono propenso a fare il saltimbanco da un lavoro all'altro, sono molto abitudinario e il pensiero di essere costretto a fare dei cambi di programma repentini mi rende inquieto.
Tuttavia vorrei aggiungere una nota personale al discorso.
Io sempre avuto una specie di "complesso" per quanto riguarda l'apprendimento della matematica. Dovete sapere infatti, che sin dalle elementari era chiara la mia indisposizione verso tale materia e la mia inettitudine in tal senso mi è sempre stata fatta notare da compagni e insegnanti, al che questo ha creato in me una sorta di complesso d'inferiorità e crescendo è maturata l'idea che
se solo fossi più portato per quell'ambito davanti a me si sarebbero aperte molte più porte in ambito lavorativo che senza dubbio mi avrebbero reso la vita molto più "facile" senza avere molte difficoltà a trovare un impiego (es. in fisica, informatica, ingegneria in vari campi ecc.).
In sintesi il mio pensiero era questo:
sfigato in matematica = sfigato nel lavoro e di riflesso nella vita
Stralci di questo nefasto modo di pensare me li porto tuttora. Tuttavia ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno aiutato a superare queste barriere che creavo da solo e non facevano altro che avvilirmi, semplicemente dicendomi che
ognuno è diverso e ha le proprie inclinazioni. È inutile cercare di essere ciò che non si è portati a diventare, bisogna concentrarsi sulle proprie capacità e mettercela tutta nelle cose per cui siamo naturalmente portati.
Facendo di nuovo riferimento alla mia esperienza personale, una delle materie che più mi affascinavano durante la mia avventura scolastica era Storia. Conoscere i segreti di una civiltà, capire le vicende che hanno preceduto il panorama storico di cui al giorno d'oggi siamo testimoni, i ragionamenti che c'erano dietro a delle invenzioni che magari oggi diamo per scontato; tutto questo mi affascinava, e mi affascina, enormemente. Merito anche di insegnanti che sapevano svolgere il loro mestiere con passione e invogliavano gli studenti ad approfondire.
Sono ancora molto confuso (e spaventato) su quale sarà il mio futuro, però almeno ho smesso di considerarmi un fallito semplicemente perché non sono portato per una serie di materie; ci sono ancora diversi dettagli da definire, però se non altro ho preso consapevolezza delle mie capacità e dell'ambito di studi per cui sono portato e in cui ho intenzione di dare tutto me stesso. Magari alla fine non troverò lavoro, magari nel mentre cambierò idea e mi orienterò su qualcos'altro, non lo si può prevedere con certezza, però al momento so che voglio studiare questo e non altro.
La vita molto spesso ti porta ad intraprendere strade che neanche t'immaginavi.
È dura da accettare, e ti verrà voglia di sbattere la testa contro il muro chiedendoti perché la vita non sia più lineare e facile da prevedere. Io lo so bene, perché sono un ossessionato della pianificazione e molto spesso ho avuto crisi isteriche :asd:.
Per concludere (finalmente!) voglio dire a Stepdunk solo una cosa: studia quello per cui sei più portato, chiediti quale materia ti piace di più e la risposta più istintiva che ti viene in mente è quella giusta. Certo, poi ci devi anche riflettere bene e valutare i dettagli, ma anche il pensare troppo senza mai trovare il coraggio di osare (come ho fatto io per anni) è deleterio.
Ricorda che intraprendere un determinato percorso all'università senza che ci sia
passione e solo perché ti si dice che alla fine(ma non è detto che sia per forza vero eh!) ti permetterà di portare i "piccioli" a casa, sarà DURISSIMO e con tutta probabilità mollerai a metà anno.
In bocca al lupo per tutto! :ok: