Si Può Arrivare Alla Pensione Come Informatico?

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Ah sì, quello sicuramente :)
C'è gente a cui non piace un caxxo e che non ha proprio idea di cosa fare nella vita, io almeno qualche interesse ce l'ho, non credo di esser messo tanto male.
Considerate che per quanto riguarda la p.a. sono i media che ne distruggono l'immagine tutti i giorni, in realtà dovrebbe essere un onore lavorare nel pubblico e prestare un servizio alla società. Media e governi vogliono distruggere la p.a. x meri interessi privatistici e clientelari. Che poi ci siano furbi e furbetti...beh, quelli sono ovunque! Gli stessi privati che schifano tanto il pubblico gettando fango e screditando continuamente sono i primi che si siedono a tavola quando c'è da mangiare su appalti e risorse pubbliche. A livello di condizioni lavorative poi il privato sta dando in questi anni una pessima prova di sé, fra sfruttamento e precariato. Ovvio che fra le 2 cose, io preferisca il pubblico. Perché dovrei preferire il privato, in fondo?
 
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Mi riconosco in tutto quello che ha detto @Stepdunk.
Sarà che anch'io sono intenzionato ad intraprendere il percorso universitario, chiedendomi se mai troverò un lavoro che mi appassionerà, se quello che studierò sarà effettivamente utile nel mercato del lavoro oppure se sarà stato solamente una "perdita di tempo".
La stabilità economica è senza dubbio uno dei miei obbiettivi chiave; neanch'io per carattere sono propenso a fare il saltimbanco da un lavoro all'altro, sono molto abitudinario e il pensiero di essere costretto a fare dei cambi di programma repentini mi rende inquieto.
Tuttavia vorrei aggiungere una nota personale al discorso.
Io sempre avuto una specie di "complesso" per quanto riguarda l'apprendimento della matematica. Dovete sapere infatti, che sin dalle elementari era chiara la mia indisposizione verso tale materia e la mia inettitudine in tal senso mi è sempre stata fatta notare da compagni e insegnanti, al che questo ha creato in me una sorta di complesso d'inferiorità e crescendo è maturata l'idea che se solo fossi più portato per quell'ambito davanti a me si sarebbero aperte molte più porte in ambito lavorativo che senza dubbio mi avrebbero reso la vita molto più "facile" senza avere molte difficoltà a trovare un impiego (es. in fisica, informatica, ingegneria in vari campi ecc.).
In sintesi il mio pensiero era questo: sfigato in matematica = sfigato nel lavoro e di riflesso nella vita
Stralci di questo nefasto modo di pensare me li porto tuttora. Tuttavia ho avuto la fortuna di incontrare persone che mi hanno aiutato a superare queste barriere che creavo da solo e non facevano altro che avvilirmi, semplicemente dicendomi che ognuno è diverso e ha le proprie inclinazioni. È inutile cercare di essere ciò che non si è portati a diventare, bisogna concentrarsi sulle proprie capacità e mettercela tutta nelle cose per cui siamo naturalmente portati.
Facendo di nuovo riferimento alla mia esperienza personale, una delle materie che più mi affascinavano durante la mia avventura scolastica era Storia. Conoscere i segreti di una civiltà, capire le vicende che hanno preceduto il panorama storico di cui al giorno d'oggi siamo testimoni, i ragionamenti che c'erano dietro a delle invenzioni che magari oggi diamo per scontato; tutto questo mi affascinava, e mi affascina, enormemente. Merito anche di insegnanti che sapevano svolgere il loro mestiere con passione e invogliavano gli studenti ad approfondire.
Sono ancora molto confuso (e spaventato) su quale sarà il mio futuro, però almeno ho smesso di considerarmi un fallito semplicemente perché non sono portato per una serie di materie; ci sono ancora diversi dettagli da definire, però se non altro ho preso consapevolezza delle mie capacità e dell'ambito di studi per cui sono portato e in cui ho intenzione di dare tutto me stesso. Magari alla fine non troverò lavoro, magari nel mentre cambierò idea e mi orienterò su qualcos'altro, non lo si può prevedere con certezza, però al momento so che voglio studiare questo e non altro.
La vita molto spesso ti porta ad intraprendere strade che neanche t'immaginavi.
È dura da accettare, e ti verrà voglia di sbattere la testa contro il muro chiedendoti perché la vita non sia più lineare e facile da prevedere. Io lo so bene, perché sono un ossessionato della pianificazione e molto spesso ho avuto crisi isteriche :asd:.
Per concludere (finalmente!) voglio dire a Stepdunk solo una cosa: studia quello per cui sei più portato, chiediti quale materia ti piace di più e la risposta più istintiva che ti viene in mente è quella giusta. Certo, poi ci devi anche riflettere bene e valutare i dettagli, ma anche il pensare troppo senza mai trovare il coraggio di osare (come ho fatto io per anni) è deleterio.
Ricorda che intraprendere un determinato percorso all'università senza che ci sia passione e solo perché ti si dice che alla fine(ma non è detto che sia per forza vero eh!) ti permetterà di portare i "piccioli" a casa, sarà DURISSIMO e con tutta probabilità mollerai a metà anno.
In bocca al lupo per tutto! :ok:
 
@Stepdunk:
I media distruggono l' immagine di qualsiasi cosa, perciò non li consideriamo proprio.
Io parlo per esperienza diretta sia come cittadino che come addetto ai lavori che ogni tanto bazzica e ha bazzicato negli uffici ad ogni livello.
E le PA sono tutto quello che si dice di male per davvero, questo è un dato di fatto inconfutabile.
Scusa eh, adesso non voglio farne una polemica ma puoi spiegare meglio questa tua convinzione che "i media e i GOVERNI(??!!) vogliano distruggere le PA per interessi?
Io non parlo mica di inciuci o tangenti, se non sbaglio si stava parlando della gente che lavora nelle PA e della loro "leggendaria" voglia e capacità nel lavoro che sono chiamati a fare.
Lo ripeto ancora una volta, il dipendente pubblico è storicamente paraculato (se sei parente del cuggino dell' amico scali magicamente le graduatorie, parlo per conoscenza diretta), si crogiola nella sua sicurezza (nel privato per una cazzata ti licenziano eccome, nel pubblico NO), e guai al cielo a fargli fare una virgola più del dovuto (nel privato lavori il triplo eccome, del resto se vuoi tenerti il posto...).
E lo dico amaramente visto che per l' appunto anche nelle PA ci sono elementi che lavorano come dannati proprio per far girare il tutto un minimo.
Non è questione di screditare le PA, è questione di schifare il tipico dipendente delle PA, e chi non ha mai lavorato per un pò di anni nel privato non se ne rende semplicemente conto.
Avrei aneddoti da fare accapponare la pelle ma non è questa la sede.
Che tu poi preferisca il pubblico sono affari tuoi e lo risottolineamo, ma non aspettarti di essere visto come un eroe per questo.
Ulteriore nota personalissima: quando avevo 18 anni io ODIAVO letteralmente il lavoro, lo consideravo il male della vita, ero letteralmente in depressione all' idea di passare tutto il giorno a lavorare e perdipiù per cose delle quali non me ne fregava niente nella vita.
E' comprensibile.
L' unico mio desiderio era quello di tirare la giornata facendo il meno possibile, rompendomi il meno possibile e cercando ogni via di fuga per imboscarmi e/o delegare a qualcun altro.
Avrei fatto i salti mortali per avere un posto fisso in ufficio a cazzeggiare tutto il giorno senza alcuna responsabilità.
Crescendo mi sono accorto che per quanto facile, una vita così è quella che fanno le amebe, persone che vivono in letargo 8 ore al giorno (danneggiando per altro gli altri) per poi avere pure il coraggio di pretendere di più dalla vita.
Beh, personalmente mi piace aspirare ad essere un professionista stimato perchè capace, non uno che "lavora" tanto perchè bisogna farlo.
Spero non ti offenda perchè è solo una riflessione generale e non personale :)
 
@girolamobrunoni:
Permetti anche a me una riflessione personale.
Anche io ho già scritto di quanto detesti la matematica, la odio proprio e ad oggi sono letteralmente incapace di fare operazioni a mente livello scuole medie.
E' un tipo di intelligenza che proprio mi manca.
Quello che invece mi appassionava, in generale, era la LOGICA di funzionamento delle cose, incasellare tutto secondo schemi, fare ragionamenti sulle connessioni tra una cosa e l' altra (in qualsiasi ambito della vita).
E questo mi ha portato a fare il sistemista in modo quasi naturale, visto che alla fine di logica si parla, non di operazioni matematiche.

Detto questo, non sono molto d' accordo con il tuo ragionamento, e sia chiaro lo capisco benissimo e in cuore lo condivido perchè ognuno dovrebbe esprimere quello che sa fare.
Io conosco persone che hanno fatto lo stesso ragionamento, seguendo le proprie "vocazioni" a tutti i costi... e si sono ritrovate con lauree spendibili quanto le monete di cioccolato scadute sotto l' albero di Natale.
Bravissimi, esperti, pieni di nozioni... ma se il mondo odierno non richiede quel tipo di competenza, o se il mercato specifico è saturo o troppo di nicchia, è inutile che poi si lamentino di non trovare il lavoro o di non sentirsi realizzati.
Quindi vanno fatte anche considerazioni sui compromessi, così come diceva Stepdunk, guardando al futuro per capire se valga la pena tenersi una passione come hobby/attività extra (che può dare uguali soddisfazioni e senso di realizzazione) o sceglierla come professione.
Con tutto quello che comporta.
Ad esempio a me piace anche la fotografia; Poi vai a vedere cosa fanno i fotografi professionisti e scopri che per sbarcare il lunario gli tocca fare cose che non trovi affatto appassionanti e non faresti mai per scelta.
Insomma, va bene seguire la passione ma con criterio.
 
@girolamobrunoni:
Permetti anche a me una riflessione personale.
Anche io ho già scritto di quanto detesti la matematica, la odio proprio e ad oggi sono letteralmente incapace di fare operazioni a mente livello scuole medie.
E' un tipo di intelligenza che proprio mi manca.
Quello che invece mi appassionava, in generale, era la LOGICA di funzionamento delle cose, incasellare tutto secondo schemi, fare ragionamenti sulle connessioni tra una cosa e l' altra (in qualsiasi ambito della vita).
E questo mi ha portato a fare il sistemista in modo quasi naturale, visto che alla fine di logica si parla, non di operazioni matematiche.

Detto questo, non sono molto d' accordo con il tuo ragionamento, e sia chiaro lo capisco benissimo e in cuore lo condivido perchè ognuno dovrebbe esprimere quello che sa fare.
Io conosco persone che hanno fatto lo stesso ragionamento, seguendo le proprie "vocazioni" a tutti i costi... e si sono ritrovate con lauree spendibili quanto le monete di cioccolato scadute sotto l' albero di Natale.
Bravissimi, esperti, pieni di nozioni... ma se il mondo odierno non richiede quel tipo di competenza, o se il mercato specifico è saturo o troppo di nicchia, è inutile che poi si lamentino di non trovare il lavoro o di non sentirsi realizzati.
Quindi vanno fatte anche considerazioni sui compromessi, così come diceva Stepdunk, guardando al futuro per capire se valga la pena tenersi una passione come hobby/attività extra (che può dare uguali soddisfazioni e senso di realizzazione) o sceglierla come professione.
Con tutto quello che comporta.
Ad esempio a me piace anche la fotografia; Poi vai a vedere cosa fanno i fotografi professionisti e scopri che per sbarcare il lunario gli tocca fare cose che non trovi affatto appassionanti e non faresti mai per scelta.
Insomma, va bene seguire la passione ma con criterio.
Sono d'accordo anch'io su questo punto, infatti ho precisato che una volta che si è determinata la propria inclinazione bisogna "pensarci bene e valutare i dettagli", ovviamente facendo riferimento al fatto che bisogna valutare se effettivamente il percorso di studi designato possa portare a dei risvolti lavorativi concreti. D'altronde è il ragionamento che chiunque dotato di buonsenso è portato naturalmente a fare, me incluso.
Detto questo, il mio discorso si applicava nel caso specifico in cui il soggetto non abbia benché la minima idea della figura professionale a cui mirare o comunque abbia le idee ancora confuse, da lì il mio suggerimento di focalizzarsi sulle proprie passioni e non mirare a figure professionali che non rispecchiano la propria persona.
In fin dei conti è comprensibile che a 20 anni ci si ponga ancora molti dubbi, sarebbe insolito il contrario. Inoltre se in corso d'opera ci si rende conto di aver cambiato desideri si può pur sempre cambiare.
Spero di essermi spiegato bene ^^
 
Non ho mai detto di voler essere considerato un eroe x il fatto che mi piacerebbe lavorare nel pubblico, e conosco bene i disservizi che spesso si verificano nella p.a. in generale. Il problema molto spesso è la mancanza di personale e di risorse adeguate, soprattutto nei tribunali e negli ospedali, dovuto ai tagli e al blocco del turn-over che costringe a lavorare i più anziani e meno qualificati e lascia fuori i giovani, qualificati e magari con una laurea in mano. I primi responsabili di questo dissesto sono i nostri governanti, solo in ultima analisi ci sono le eventuali responsabilità singole dei lavoratori, che poi non sono assolutamente tutti degli scansafatiche. Dire che siccome sei più tutelato, allora automaticamente sei un fannullone, è un'affermazione sbagliata e pericolosa. Il fatto che nel privato le condizioni dei lavoratori siano quelle che sono, ovvero, tranne qualche caso virtuoso, quelle del ricatto, del precariato e dello sfruttamento, non vuol dire che adesso dobbiamo livellare tutto verso il basso per stare in pari con il privato. E meno male che in questo senso almeno il pubblico si salva! Se anche il pubblico fosse come il privato, saremmo al livello del Congo, considerando come operano le aziende italiane e con quali contratti. Io non sono per l'equazione pubblico= cattivo, privato=virtuoso, soprattutto perché le aziende italiane, la gran parte, sono molto lontane dall'essere virtuose e la professionalità di cui tu parli raramente viene riconosciuta e valorizzata. Ripeto, dire che x me sarebbe un onore entrare nella p.a. è perché cmq mi inorgoglisce l'idea di prestare un servizio al cittadino e, contemporaneamente, di sentirmi al riparo da licenziamento selvaggi. Il problema è che negli ultimi anni ci hanno inculcato l'idea che i diritti siano qualcosa da cancellare, va di moda il neoliberismo sfrenato, per non dire proprio lo schiavismo legalizzato. Beh, per me non è così, non voglio diventare uno schiavo. Da quando stiamo rincorrendo questa via, guarda come ci siamo ridotti. Cmq non voglio andare o.t.
 
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Ok, siamo off topic ma a questo punto delle domande me le faccio perchè le tue affermazioni mi suonano nuove.
Quindi ti chiedo, ed è una domanda retorica: ma tu, hai mai lavorato? Parli con cognizione di causa di queste cose? O sono tue impressioni?
E bada, per favore non voglio sembrare arrogante o saccente per imporre il mio punto di vista :)

Solo non capisco come tu possa essere così sicuro delle tue affermazioni, se non hai esperienza lavorativa (non ho capito quanti anni tu abbia).

- NO, il problema non è la mancanza di personale e risorse, ce ne sono a bizzeffe di dipendenti e risorse.
Ora, non buttiamola sull' assenteismo col vigile in mutande che timbra per tutti :) o su situazioni estreme che non vanno prese a riferimento, sto parlando di gente che non sa lavorare e basta, e non è di certo incentivata a farlo proprio perchè tanto nessuno li schioda più da lì.
Nel privato, ed è solo una constatazione perchè non stiamo affatto facendo un confronto buono/cattivo, se fai il lavativo prendi un richiamo, se lo fai ancora sei a piedi. Punto.

- Avere la laurea non è AFFATTO sinonimo di saper lavorare. MA ZERO PROPRIO.

- Io sono abituato a pensare che se una cosa non funziona in ufficio (organizzazione, velocità, qualità del servizio, gentilezza, etc.) sia un pò troppo comodo dare la colpa ai "governanti". No no, la colpa è dell' omino che sta lì dietro la scrivania in quel momento e fa quel lavoro.
Troppo facile incolpare gli altri, malattia tipica degli Italiani, si cominci a pensare a far bene il proprio lavoro, mica a trovare i colpevoli del perchè io non lo faccia bene...

- Non si sta parlando di tutela, almeno non io: sto dicendo che quando lavori in un posto e con un contratto che non ti obbliga a lavorare in un certo modo, se sei già un lavativo diventi un vero e proprio parassita. E questo non lo dico perchè mi stiano antipatici per partito preso i dipendenti pubblici, è una constatazione dettata dall' esperienza diretta sul campo.
Gente che alle 4 del pomeriggio diceva di essere stanca ma tanto adesso se ne andava a giocare a tennis, gente che chiaccherava tutto il pomeriggio di cazzi propri, gente che dichiaratamente si rifiutava di trovare soluzioni perchè "non mi pagano mica per questo".

- Non è che nel privato ti ricattino, ti sfruttino e ti frustino. A me questa sembra un' affermazione altrettanto pericolosa, e lasciami dire pure un pò comunista old style.
Io non so di che aziende private tu stia parlando, ma la regola è che nel privato se non raggiungi risultati, l' azienda chiude. E se chiude, anche tu perdi il lavoro.
Le PA non falliscono mica invece, tanto c'è sempre lo Stato a riversare un altro pò di soldi presi dalle tasse per tenerle in piedi (facendo ovviamente mangiare millemila parassiti).
Se sai fare il tuo lavoro stai pure sicuro che nessuno ti ricatta, ANZI, sei TU che puoi bellamente dettare le condizioni e andartene altrove.
E' questo che io non riesco a capire, nella vita bisogna imparare a fare il proprio lavoro con serietà e mirare a migliorare, non vedere tutto come uno sfruttamento di schiavi.
Scusa ma è proprio il principio ad essere sbagliato.

- Livellare verso il basso dici, ma sei serio?
I professionisti nelle PA non sono certo noti per l' eccellenza nel proprio campo, semmai è l' esatto opposto e le ragioni le sto spiegando.
Non confondere il fatto che esistano per legge contratti infami e quindi le aziende ne approffittino con il fatto che siano i privati a far girare le cose, perchè caso mai se il privato fosse come il pubblico saremmo a livello Sahara Occidentale :)
Se le PA venissero gestite alla maniera dei privati (che detto per inciso significa semplicemente dire "lavorare per obiettivi") tre quarti dei dipendenti verrebbero lasciati a casa con un calcio nel sedere perchè non lavorano come si richiede in un mondo normale.

- Sul fatto che dovrebbe essere un onore dare un servizio al cittadino (=comunità) sono assolutamente d' accordo ed è anche la ragione per cui mi fa tanta rabbia vedere la manica di disgraziati che lavora nelle PA. Non parlo solo di inefficenza, parlo anche di maleducazione: io se mi permetto di rispondere male ad un cliente solo perchè ho le scatole girate prendo una lettera di richiamo e uno shampoo che me lo ricordo fino a Capodanno.

- Mah, secondo me hai una visione un pò distorta del mondo del lavoro, o forse che ne so, sono io ad averla.
Nel mio piccolo vivo in un mondo in cui chi sa lavorare non ha tutti questi problemi, perchè tanto quando i nodi vengono al pettine è lui che bisogna chiamare nè più nè meno.
L' altra notte mi hanno chiamato a casa perchè un cliente era fermo; Non sono tenuto per contratto alla reperibilità.
Cosa scelgo? Dire di non rompermi le balle che sto guardando la tv e non mi pagate abbastanza per questo, oppure mettermi nei panni del cliente (che potrei essere io con la caldaia ferma), risolvere il problema, dimostrare di essere professionale, guadagnare fiducia dell' azienda e del cliente, sentirmi utile E QUINDI poi avere in pugno le carte per chiedere la giusta ricompensa che INFATTI mi è stata data?
Vaglielo a chiedere al dipendente pubblico che tanto non lo schiodi più dal suo posto...
Comunque non interverrò ulteriormente, volevo solo precisare alcuni punti. ciao ciao
 
Ultima modifica da un moderatore:
Ho 18 anni ma questo non mi ha impedito di farmi cmq un'idea della situazione attuale. Sento troppa gente in giro ragionare in maniera approssimativa e superficiale, quasi a voler veicolare apposta certi messaggi che sono invece completamente sbagliati, le stesse cose che si sentono nei salotti televisivi da parte di certi personaggi. Uno di questi luoghi comuni è il dipendente fannullone. Il fatto che io possa essere un dipendente statale, con tutte le tutele del caso, non fa di me per forza un potenziale fannullone pronto ad approfittarsi della situazione. Così come non è detto che imprenditore=evasore&sfruttatore. Purtroppo però anch'io mi guardo intorno e vedo ragazzi più grandi di me fare stage dopo stage e passare mesi ad inviare cv senza concludere niente, tranne rare eccezioni. Una mia cugina più grande, sempre stata brava negli studi, vinse (2 anni fa, mi sembra) il concorso all'agenzia delle entrate ed è felice come una pasqua. Tra qualche anno può pensare di sposarsi e fare figli senza il terrore del licenziamento, che per le donne del privato invece è quasi certezza, quando restano incinte. Nel pubblico bisogna sempre distinguere poi, come anche nel privato, i veri professionisti dalle capre. E le capre stanno pure in azienda. Certi tizi che avevo intorno quando facevo lo stage (azienda IT) erano capre patentate. Ho visto gente che non conosceva manco mezza parola in inglese e che davanti ad un terminale di linux si andava a nascondere. Ripeto, nel pubblico il problema è che ci sono un sacco di vecchi rinco, analfabeti informatici e raccomandati dei tempi d'oro che per forza di cose sono meno produttivi e creano problemi. Ma il problema più grave è la mancanza di risorse e di personale. Non c'è ricambio. Scusa se insisto, ma non è come dici tu. Il settore della sanità e della giustizia (e anche la scuola...) sono alla canna del gas, non è che tutte le amministrazioni pubbliche siano così affollate come dici, solo alcune sono sovradimensionate (tipo le regioni, a livello di personale). Le persone in gamba ci sono nel pubblico come nel privato. Per concludere, credo che tornando al mio dubbio iniziale sul percorso da scegliere io abbia un po' più chiara la risposta :)
 
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