Pensiero personale e non corroborato da prove: si possono al 100% escludere sviluppi in questo quinquennio di governo.
I sondaggi sulle intenzioni di voto sono stabili e la Meloni in questo momento è certa di essere rieletta (è vicina addirittura alla maggioranza assoluta di coalizione). Trattare argomenti divisivi sarebbe un autogol politico clamoroso: per quanto ci sia una crescente sensibilizzazione verso questo argomento, secondo me ci sarà un'ulteriore spinta nei prossimi mesi proprio in seguito al vertice informale di ieri in Belgio, e un tendenziale (sebbene a rilento) aumento dell'alfabetizzazione della popolazione (quella che dovrebbe contribuire a cancellare il mostro del fungo atomico dalla mente delle persone), l'età media della popolazione rende l'Italia un paese estremamente conservatore e non aperto a cambiamenti di questo tipo.
Ho fatto riferimento al vertice di Alden Biesen perché si è parlato espressamente di riduzione di costi dell'energia e sviluppo industriale, la cui combinazione esclude il mantenimento del gas come principale fonte e allo stesso tempo una politica energetica esclusivamente basata sulle rinnovabili intermittenti.
Per quanto riguarda la demografia italiana, tra i vari fattori è chiaro che l'invecchiamento della popolazione porti disinteresse verso fonti energetiche con un elevato tempo di installazione (ma, come ben sappiamo, se non si parte non si finisce). La gente vuole la pappa pronta ignorando pro e contro delle varie tecnologie.
Ottimo commento e concordo: non se ne esce.
Servirebbe un cambio generazionale, ma è improbabile vista la natalità italiana.
Si andrà avanti così fino a sbattere il naso con mix energetici basati sulle rinnovabili e gas, visto che c'è ancora chi predica il 100% senza considerare i limiti tecnici e i costi e i problemi di dipendenza.
D'altro canto chi propone ricette simili sono gli stessi che promuovono la decrescita felice.
Molti pensano che il problema maggiore che affliggono i tempi di realizzazione siano i tempi di costruzione, ma il problema che fa dilatare i costi e i tempi sono le regolamentazioni.
Il nucleare avrebbe bisogno di essere deregolamentato, che non significa renderlo meno sicuro, ma più fattibile.
L'approccio occidentale è infatti quello di percorrere l'idea del rischio zero ALARA (As Low As Reasonably Achievable) e il modello LNT (Linear No-Threshold). E' l'idea che qualsiasi dose di radiazione, per quanto minima, comporti un rischio proporzionale e che vada quindi ridotta al minimo assoluto. Questo ha prodotto un sistema in cui ogni decisione progettuale deve inseguire la dose zero teorica, anche quando la riduzione ulteriore del rischio è infinitesimale rispetto al costo reale.
Ci sono poi i problemi regolatori Il regime Euratom impone agli stati membri di avere autorità nazionali di sicurezza indipendenti.
Un developer SMR che vuole operare in 5 paesi UE affronta 5 procedimenti di licenza paralleli, con criteri tecnici diversi, documentazione diversa, e tempistiche diverse.
Sempre sperando che non ci siano modifiche richieste dall'autorità perchè per via del principio ALARA
OGNI modifica riapre il ciclo di certificazione da capo, ogni progetto è trattato come unico, anche se usa lo stesso reattore già certificato altrove e l'iter non è parallelo ma seriale, ogni risposta aspetta la precedente.
Il processo tipico:
1) richiesta iniziale 2)revisione parziale 3) richiesta chiarimenti 4) risposta del developer 5) nuova revisione 6) nuova richiesta chiarimenti
Questo può ripetersi per anni.
Il ciclo medio è di 7-12 anni solo per la licenza mentre la costruzione è intorno ai 7, sempre che non intervengano modifiche che richiedano il ritorno al vaglio del licensing come è avvenuto dopo Fukushima dopo il quale i regolatori di tutto il mondo hanno imposto retrofitting universali su
tutti i reattori esistenti e in costruzione, indipendentemente dalla loro collocazione geografica o dal design. In pratica gli standard europei e americani sono stati ricalibrati
come se ogni reattore si trovasse sulla costa del Pacifico giapponese.
Questo è irrazionale. La Cina ad esempio che sulla carta adotta il principio ALARA (ma nella pratica no) e design standardizzati
Il capitale immobilizzato per anni genera costi enormi.
Il nucleare moderno fallisce spesso non per limiti tecnologici, ma per costo del capitale a causa dei tempi lunghi che in buona parte dipendono da problemi regolatori.
In Cina l'autorità nucleare è quella che decide se il principio ALARA è stato applicato o meno.
In Occidente CHIUNQUE puo' impugnare un progetto nucleare ricorrendo al tribunale amministrativo o equivalente locale argomentando che il regolatore non ha applicato ALARA in modo sufficientemente rigoroso su un aspetto tecnico qualsiasi. Il regolatore, per difendersi, deve
documentare ogni singola decisione tecnica dimostrando che ALARA è stato applicato: questo genera una produzione documentale enorme già in fase di progettazione. Se il tribunale ordina una nuova valutazione su un punto specifico,
l'intero iter si sospende o si riapre parzialmente. Il developer, per anticipare i contenziosi, sovrainveste già in fase progettuale su ogni aspetto tecnico borderline, generando
"gold-plating" che si traduce in
"Se non installo questo sistema aggiuntivo che riduce il rischio dallo 0,0001% allo 0,00001%, un avvocato potrà argomentare in tribunale che non ho applicato ALARA. Il costo legale e il ritardo da contenzioso valgono 50 milioni. Il sistema aggiuntivo costa 20 milioni. Installo il sistema."
Il paradosso è che l'esplosione di costi che dervano da norme così restrittive e assurde, volute in risposta a i timori dei movimenti ambientalisti, diventa l'arma che viene utilizzata dagli stessi movimenti contro il nucleare.
ll caso di Hinkley Point C, che si appresta ad essere il reattore nucleare più costoso mai costruito, dipende sopratutto dall'applicazione parossistica del principio ALARA e del gold plating preventivo che distrugge qualsiasi logica di progettazione razionale perchè impatta sulla serialità, rende impossibile la prefabbricazione, rende difficile il dibattito pubblico perchè qualsiasi "razionalizzazione" è facile farla apparire come una rinuncia alla sicurezza con risultati opposti a quelli che si proprone in quanto è estremamente più difficile e costoso mantenere impianti che hanno caratteristiche "custom" richieste dal perseguimento dell'ALARA rispetto a impianti standardizzati.