La cultura italiana soffre storicamente di un problema di autoreferenzialità che solo visto da fuori ci si rende conto di quanto sfiori la megalomania. Vengo da una famiglia di nazionalità mista, nato e vissuto in italia ho poi trascorso praticamente la mia intera carriera universitaria all'estero da madrelingua e a volte mi chiedo se gli italiani, fuori dalla retorica del "che tutto il mondo ci invidia" che questa nazione usa come intercalare praticamente per la qualunque..qualcuno si rende davvero conto quanto sia realmente piccolo e e marginale questo paese quando si parla di economie di scala commerciali internazionali? <br />
L' italiano è quantitativamente una lingua minore, senza contare che per le solite note ragioni demografiche per un infinità di settori merceologici rimane un mercato poco rilevante...a parte le dentiere nessuna azienda ha come target principale un sessantenne. <br />
Per dire..io sono un avido lettore di narrativa e saggistica, e non fossi stato bilingue fin da bambino...l'inifinità e lo dico letteralmente, di libri che non avrei mai letto? in italiano non viene tradotto praticamente nulla se non i soliti bestseller o classici. Fuori c'è un mondo, che perfino cose assolutamente stracommerciali non hanno mercato in Italia.<br />
E' sempre stato così. Se un prodotto commerciale decide di non investire è inutile fare polemiche, evidentemente aldilà di tutto non c'è un mercato e non c'è remunerazione. L'alternativa sarebbe pagare che so il 30% in più magari solo per la versione italiana, per compensare costi a perdere. Immagino che sceneggiate allora..