DOMANDA Com' è la realtà lavorativa di un programmatore?

Akrilix

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Salve,
frequento la 4^ superiore indirizzo informatico, ora usiamo Java ma mi sono accorto che facciamo programmi veramente banali e stupidotti, gli unici seri sono il Tamagotchi (che ora sto finendo) e la simulazione di uno sportello all'entrata di un traghetto. Mi sono sempre chiesto però quali tipi di programmi il mondo del lavoro richiede, qualcuno con esperienza saprebbe dirmelo?
 

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ciao dipende dal settore in cui si va a lavorare.
Nella maggior parte dei casi si va a fare programmazione embedded (come ad esempio programmare software per rasperry pi) oppure gli ambienti piu gettonati ora come ora sono i vari applicativi creati in ambito clouding(app web, app per smartphone etc etc).
Nel tuo caso sei a scuola è normale che siano cosi gli esercizi, le robe piu complesse si vedono all'università
 
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Akrilix

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ciao dipende dal settore in cui si va a lavorare.
Nella maggior parte dei casi si va a fare programmazione embedded (come ad esempio programmare software per rasperry pi) oppure gli ambienti piu gettonati ora come ora sono i vari applicativi creati in ambito clouding(app web, app per smartphone etc etc).
Nel tuo caso sei a scuola è normale che siano cosi gli esercizi, le robe piu complesse si vedono all'università
Cosa si usa per la programmazione embedded?
 

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solitamente si usano delle distribuzioni linux molto leggere che installano ad esempio su rasperry pi, e poi su questo rasperry pi esegui il tuo programma che deve usare quelle x risorse etc etc, o addirittura ci ricompili il kernel( è un mondo molto ampio) di cui io non mi occupo.

Io faccio app web etc e sto sviluppando un videogames con altri ragazzi
 

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ti ha risposto mursey al posto mio col mio thread :)
 

Andretti60

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Bella domanda, ma difficile rispondere.
O almeno una risposta semplice c'e': il mondo della scuola e quello del lavoro sono diametricalmente diversi, e questo e' vero per qualunque scuola e qualunque disciplina. La scuola ti insegna solo le basi e i concetti, ma sul lavoro le cose sono poi ben diverse. Ovvio pero' che spiegare quali siano queste differenze dipendono dal lavoro che andrai a fare, il "programmatore" e' un concetto molto generale, da che tipo di azienda e tipo del settore.

La differenza principale e' che a scuola devi risolvere un esercizio come compito o come test, se non lo sai fare ti puoi fare aiutare, se non lo finisci ti becchi una insufficienza e poi cerchi di rimediare con il prossimo. Nel lavoro non hai due possibilita', o lo sai fare o non lo sai fare. E se hai bisogno di aiuto, devi cercartelo da solo e essere in grado di spiegare esattamente COSA non hai capito e cosa non puoi fare. Il lavoro che ti hanno dato da fare lo devi finire, punto. Ti si richiede ossia quella maturita' che non hai ancora quando sei a scuola.

Ora, non ti spaventare. Al primo lavoro sanno che sei un novellino, ti danno compiti facili e ti aiutano. E accettano pure il fatto che si facciano errori. L'importante e' essere in grado di capire i propri errori e non farli piu'. Man mano che si acquisisce esperienza le cose diventano sempre piu' facili, e i compiti affidati sempre piu' difficili. Se invece si nota che i compiti da svolgere rimangono facili e semplici, beh quello e' brutto segno, significa che non si sta facendo una bella figura e che i superiori non hanno fiducia in voi.
 
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Akrilix

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Bella domanda, ma difficile rispondere.
O almeno una risposta semplice c'e': il mondo della scuola e quello del lavoro sono diametricalmente diversi, e questo e' vero per qualunque scuola e qualunque disciplina. La scuola ti insegna solo le basi e i concetti, ma sul lavoro le cose sono poi ben diverse. Ovvio pero' che spiegare quali siano queste differenze dipendono dal lavoro che andrai a fare, il "programmatore" e' un concetto molto generale, da che tipo di azienda e tipo del settore.

La differenza principale e' che a scuola devi risolvere un esercizio come compito o come test, se non lo sai fare ti puoi fare aiutare, se non lo finisci ti becchi una insufficienza e poi cerchi di rimediare con il prossimo. Nel lavoro non hai due possibilita', o lo sai fare o non lo sai fare. E se hai bisogno di aiuto, devi cercartelo da solo e essere in grado di spiegare esattamente COSA non hai capito e cosa non puoi fare. Il lavoro che ti hanno dato da fare lo devi finire, punto. Ti si richiede ossia quella maturita' che non hai ancora quando sei a scuola.

Ora, non ti spaventare. Al primo lavoro sanno che sei un novellino, ti danno compiti facili e ti aiutano. E accettano pure il fatto che si facciano errori. L'importante e' essere in grado di capire i propri errori e non farli piu'. Man mano che si acquisisce esperienza le cose diventano sempre piu' facili, e i compiti affidati sempre piu' difficili. Se invece si nota che i compiti da svolgere rimangono facili e semplici, beh quello e' brutto segno, significa che non si sta facendo una bella figura e che i superiori non hanno fiducia in voi.
Grazie mille della esaustiva risposta, mi hai sollevato molti dubbi. Un'ultima domanda riguarda l'università. Io non so se andare a farla e in questo momento sono poco propenso. Sono stufo di dover studiare solo per rincorrere un voto e vorrei farlo per conto mio, come e quando io voglio. Il mio piano sarebbe quello di trovare un lavoro iniziale per guadagnare qualcosina e nel frattempo studiare ciò che interessa il mio futuro ("Programmatore" momentaneamente). Le dispense e gli argomenti dell'università ci sono e potrei basarmi su quelli. Inoltre andando all'università starei fermo 5 anni dal lavoro e vorrei diventare indipendente il più possibile. Secondo me conta più cosa uno sa fare, non un pezzo di carta, senza contare che uno potrebbe andare all'università e uscire con voti sufficienti o appena discreti. Cosa consigliate voi?
 

Andretti60

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A quella domanda non ti so rispondere, non ho esperienza lavorativa in Italia da quasi trenta anni, qualcuno sapra' dirti.
Ma per quello che so, e' difficile trovare lavoro in Italia, per questo molti vanno all'universita' sperando che un pezzo di carta in piu' faccia la differenza. Per quanto riguarda il voto finale, nel nostro settore conta ben poco. Anche se esci con il massimo dei punti, devi pur sempre affrontare un colloquio di lavoro. Al massimo un buon punteggio rende piu' facile accedere a un colloquio di assunzione.
Non sto ovviamente parlando di favoritismi... quello e' un altro discorso.
Ma sei ancora giovane, pensa a diplomarti al momento. Nel frattempo "guardati in giro" e vedi quali sono le aziende che assumono diplomati come te, informati di cosa si occupano e cerca di familiarizzarti con le loro strutture. Magari chiedi a recenti diplomati o a professori di cui hai fiducia. Per esempio, quando ti diplomi presenta una tesina che possa interessare a tali aziende(o almeno si rendano conto che sei interessato a quel argomento).

Buona fortuna e buono studio. Cerca di stare tranquillo, fai i compiti, studia le lezioni, se non capisci fai domande, ma pensa anche a divertirti. Si e' 18enni una volta sola nella vita :)
 

icox

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Cagate a parte...

... Mi sono sempre chiesto però quali tipi di programmi il mondo del lavoro richiede, qualcuno con esperienza saprebbe dirmelo?
Di tutto, pensa ad un settore qualsiasi e quasi certamente ci saranno software specifici per svolgere determinate mansioni/operazioni. Quale scegliere dipende dalla preferenze personali, interessi e non per ultimo opportunita'.

In generale il programmatore è un lavoro ben retribuito?
No. Da qualche indagine di mercato mi pare (qualcuno mi corregga se sbaglio) gli stipendi medi in Italia sono sui 30/40mila euro annui (lordi si intende), un filo di piu' in alcuni stati europei ma bene o male siamo li. Chiaramente sono medie indicative, li in mezzo ci sono quelli che viaggiano a 10mila e quelli che arrivano 300mila. Dipende tutto da dove lavori, qual'e' il tuo ruolo/responsabilita', quale la tua preparazione... e qui mi ricollego al punto sotto:

Le dispense e gli argomenti dell'università ci sono e potrei basarmi su quelli. Inoltre andando all'università starei fermo 5 anni dal lavoro e vorrei diventare indipendente il più possibile. Secondo me conta più cosa uno sa fare, non un pezzo di carta, senza contare che uno potrebbe andare all'università e uscire con voti sufficienti o appena discreti. Cosa consigliate voi?
Non vedere quei 5 anni (o 3 se ti fermi prima) come una perdita di tempo, stai investendo su di te e sul tuo futuro. Puoi anche lavorare senza laurea e se sei bravo di strada ne fai lo stesso, tieni pero' a mente che il famoso "pezzo di carta" puo' sempre tornare utile, sopratutto per posizioni di maggiore responsabilita'.
IMHO, se ne hai la possibilita' fai l'universita', vedrai che non te ne penti.
 
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pabloski

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Cagate a parte...

Mica tanto. E nella realtà ti cambiano pure le specifiche sotto il naso in continuazione. E ti ritrovi nella condizione di dover ripensare l'intera architettura del software. Mi è successo un paio d'anni fa. Dopo 8 mesi di lavoro, il cliente s'inventa cose nuove, che per essere realizzate richiedevano di ripensare completamente l'architettura del software. Si fosse trattato di dover aggiungere/modificare qualcosa, ma dover rifare le fondamenta....

gli stipendi medi in Italia sono sui 30/40 euro annui (lordi si intende)

mila...altrimenti saremmo messi davvero male :D

Comunque sia, i settori in voga oggi e nel prossimo futuro sono: deep learning, IoT/embedded, cloud e webapp, mobile. E' molto più probabile lavorare se ci si muove in questi ambiti. Chiaro che se in Italia ci fosse un'ecosistema di startup funzionante, sarebbe quasi scontato, anche per un diplomato, trovare lavoro. Purtroppo non è così e allora partono le carovane per Francoforte o Londra.
 
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icox

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Mica tanto. E nella realtà ti cambiano pure le specifiche sotto il naso in continuazione. E ti ritrovi nella condizione di dover ripensare l'intera architettura del software. Mi è successo un paio d'anni fa. Dopo 8 mesi di lavoro, il cliente s'inventa cose nuove, che per essere realizzate richiedevano di ripensare completamente l'architettura del software. Si fosse trattato di dover aggiungere/modificare qualcosa, ma dover rifare le fondamenta....
Quanto e' vero... Uno ci scherza ma e' un dramma, a volte si parla davvero di settimane (se non mesi) di lavoro letteralmente buttati al vento.

mila...altrimenti saremmo messi davvero male :D
Giusto, una svista... (o forse no? :D)
 

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