La pirateria non deve essere spacciata per preservazione!

Pubblicità
Se lo scopo di questo articolo è di acchiappare click, ci siete riusciti.
Se lo scopo era, invece, di sensibilizzare le persone su ciò che è legale e ciò che non lo è, mi sa che siete un pò troppo schierati dalla parte delle multinazionali...
Quanto vi ha dato Spotify per scrivere questo articolo ?
Perché se non vi ha pagato, allora siete proprio dei cog...ni.
Vi ricordo inoltre che il diritto d'autore non è riconosciuto in tutte le nazioni, differentemente da reati universalmente riconosciuti come il furto o l'omicidio ..
 
Articolo davvero imbarazzante. Smetto di seguire per sempre questo magazine un tempo assai autorevole, oggi ridotto male.
 
Nell'articolo si parla di furto, che implica la sottrazione di un bene, quindi non è questo il caso, perchè il bene è ancora in mano a Spotify, ma (come usato qualche riga sotto) di duplicazione, quindi violazione di copyright ed accesso illegale probabilmente. Perchè è meglio mettere i punti sulle "i" visto che l'articolo sembra un rant contro questi personaggi.
Poi con tutte le critiche che posson esser fatte il materiale non viene rimesso in vendita, e quindi senza scopo di lucro, dire che non lo facciano per motivi etici è una personalissima opinione dell'articolista a mio avviso, infatti come detto non ci guadagnano niente, direi quindi che lo fanno quantomeno secondo un ideale, che poi possa non esser condiviso è tutta altra questione.
Poi ricordiamoci che il concetto di copyright è una invenzione della nostra società, magari costoro non sono d'accordo.
 
Articolo imbarazzante che è andato fin troppo oltre il dover di cronaca. Parliamo di soggetti che sottraggono illegalmente dati da una piattaforma che è diventata dominante e impone grandi costi agli utenti e pochi compensi al 99% dei "suoi" artisti. Il tutto per creare un archivio che probabilmente non interesserà a nessuno, perché 300tb di musica a caso, non aggiornata come il database di Spotify con le nuove uscite, non interessano assolutamente a nessuno oltre a chi vuole fregiarsi di averlo. Pubblicità gratuita per il gruppo e per Spotify.
 
D'accordo... solo gli stupidi fanno distinzioni bambinesce, brutto e bello, buono e cattivo... il mondo è complesso. Secondo me hanno fatto bene. Legale o illegale che sia, meglio una copia in più a disposizione di tutti che una copia in più nelle mani di pochi. Poi legale... non legale... da quando la legalità è sempre la cosa giusta? Quando il razzismo, l'antisemitismo e il colonialismo erano leggi... erano giuste? Dai... spero siate più intelligenti di così, pecoroni. E fa piacere vedere che c'è qualcuno che commenta con il cervello e non con gli slogan insegnati dal sistema.
Capperi, fa piacere che esistano ancora persone che pensano col proprio cervello, non semplificano, non complicano, non giudicano, ma pensano autonomamente.
Fa sentire meno soli in una sterminata massa di persone irretite dal sistema e le cui opinioni girano in un cortile molto piccolo e attentamente sorvegliato.
E a dirla tutta non è male nenche Tom's Hardware Italia, che comunque non censura e pubblica le nostre opinioni, non proprio "allineate".
 
Era già disponibile tutto prima. Quindi poca ipocrisia. E poi, almeno per quanto riguarda la musica, ormai il 95% della popolazione è passata allo streaming legale, quindi parliamo del nulla.
 
Bella questa trovata dei titoli &quot;duri&quot;.<br />
L&#039;articolista sembra confondere &quot;legale&quot; con &quot;giusto&quot;.<br />
Gli suggerirei di controllare termini come &quot;lobby&quot; e &quot;lobbisti&quot; negli USA e nella comunità europea, e di guardare alcune belle nazioni come la Cina, la Russia, il Venezuela, ecc. dotate di bellissime leggi, magari un po&#039; illiberali.<br />
O forse l&#039;articolista pensa che le leggi siano fatte dagli dei, e vadano rispettate a prescindere &quot;altrimenti chissà che fine farebbe la società&quot;?<br />
Magari quando hanno fatto la rivoluzione i francesi avevano un idea abbastanza chiara su &quot;legale&quot; e &quot;giusto&quot;, e su che fine volevano per la loro società.<br />
Sputare sentenze va bene per attirare click, ma non fa bene all&#039;equilibrio dell&#039;informazione, che dovrebbe essere il primo dovere di un giornalista.<br />
Dovrebbe, appunto.
È “giusto” chi lo definirebbe? Tu? La giustizia ordinaria, per quanto fallace, va rispettata. Inoltre,
quali diritti non rispettati avresti tu inerenti alla vicenda? Al massimo sono gli artisti a doversi lamentare per come le varie major gestiscono i compensi sulla musica. Direi pure che l’articolista ha scritto delle ovvietà.
 
Ho letto l’articolo condiviso e vorrei portare una riflessione un po’ più ampia, perché secondo me qui si sta semplificando troppo una questione che è profondamente etica, politica e sistemica, non solo “legale”.<br />
<br />
Parto da un punto chiaro: sì, Anna&#039;s Archive ha fatto qualcosa di illegale. Su questo non ci piove. Ma ridurre tutto a “pirateria cattiva vs legalità buona” è, a mio avviso, una lettura miope che ignora completamente i rapporti di potere reali in cui viviamo.<br />
<br />
Personalmente condivido in parte la missione dichiarata di Anna&#039;s Archive: l’idea che conoscenza, informazione e sapere dovrebbero essere accessibili, soprattutto in un mondo in cui pochi &quot;colossi&quot; stanno monopolizzando l’accesso ai contenuti, decidendo cosa è visibile, cosa no, cosa vale e cosa scompare.<br />
<br />
Che poi l’intenzione reale coincida o meno con la narrazione pubblica è secondario: nella storia umana le intenzioni dichiarate raramente coincidono al 100% con quelle inconsce. Ma l’effetto sistemico dell’azione conta.<br />
<br />
Qui entra il tema che l’articolo, secondo me, evita accuratamente: le Big Tech non sono soggetti neutrali.<br />
Spotify, Amazon, Google, Meta &amp; co. non fanno solo “distribuzione di contenuti”:<br />
<br />
– tracciano identità digitali<br />
– profilano emozioni<br />
– usano algoritmi che influenzano stati d’animo<br />
– monetizzano vulnerabilità psicologiche<br />
<br />
Spotify stessa è stata indagata in passato per dinamiche legate alla manipolazione emotiva degli utenti. Posso dirlo anche per esperienza diretta: playlist, suggerimenti e “random” che riattivano memorie emotive profonde, spesso collegate a momenti fragili della vita. Se una persona non è consapevole del proprio mondo interiore, questo può diventare condizionamento emotivo, non intrattenimento.<br />
E quando l’emozione viene usata per guidare comportamenti di consumo, per me siamo già oltre una linea etica molto grave.<br />
<br />
Sul tema artisti: chi viene dal mondo musicale lo sa bene. Spotify non sostiene realmente gli artisti. I ricavi veri arrivano da concerti, merchandising, altro. Lo streaming è spesso solo visibilità, a fronte di compensi ridicoli. Molti artisti non lo sceglierebbero, se non fosse diventato uno standard imposto dal sistema.<br />
Per questo faccio fatica a demonizzare chi “ruba” a strutture che quotidianamente sfruttano, manipolano e disumanizzano.<br />
Non sto dicendo che rubare sia giusto. Sto dicendo che, in un sistema profondamente malato, l’etica non è mai bianca o nera. Esiste il male minore e il bene maggiore. E sì, a volte rompere gli schemi fa rumore e sporca le mani.<br />
<br />
Detto questo, attenzione: anche l’attivismo digitale può diventare pericoloso.<br />
Se domani Anna&#039;s Archive dovesse trasformarsi in un nuovo centro di potere, con le stesse logiche di controllo, allora il problema si ripresenterebbe identico. Perché il problema non è chi detiene il potere, ma il potere stesso quando non è controbilanciato dalla coscienza.<br />
<br />
La vera soluzione non è “chiudere Anna&#039;s Archive” né “difendere le Big Tech”.<br />
La vera soluzione sarebbe una crescita di consapevolezza individuale e collettiva, cosa che però richiede lavoro interiore, educazione critica e responsabilità personale. E purtroppo è la via meno percorsa.<br />
<br />
Ultima nota: l’articolo in questione spinge apertamente prodotti e servizi legati a Spotify e Amazon. Questo lo rende, di fatto, un contenuto schierato, non informazione neutra. Anche questo va detto.<br />
<br />
In sintesi:<br />
– sì, è illegale<br />
– no, non è tutto eticamente equivalente<br />
– sì, le Big Tech fanno danni enormi ogni giorno<br />
– no, non credo che chi le mette in difficoltà vada automaticamente demonizzato<br />
<br />
A volte non si può restare “puliti, carini e neutrali” in un sistema profondamente sporco.<br />
E fingere che legalità = etica, secondo me, è una delle narrazioni più comode per chi già detiene il potere.
È comprensibile e condivisibile il tuo pensiero. Ma non si risolvono i problemi che tu hai sollevato con un atto criminale della portata di Anna’s Archive. Mi pare che questo sia l’unico punto della vicenda da mettere in risalto. Che poi le major siano il cancro del sistema non ci piove. Per assurdo avrebbero fatto meglio a fare un backup dei 300 tera rubati e poi minacciarli in qualche modo. O inventarsi qualcos’altro ma non regalare tutta la musica a tutti, indiscriminatamente.
 
È comprensibile e condivisibile il tuo pensiero. Ma non si risolvono i problemi che tu hai sollevato con un atto criminale della portata di Anna’s Archive. Mi pare che questo sia l’unico punto della vicenda da mettere in risalto. Che poi le major siano il cancro del sistema non ci piove. Per assurdo avrebbero fatto meglio a fare un backup dei 300 tera rubati e poi minacciarli in qualche modo. O inventarsi qualcos’altro ma non regalare tutta la musica a tutti, indiscriminatamente.
se io ti regalo un masso di granito grande come 4 container e dal peso di 5000 tonnellate, tu vieni a prendertelo?
La domanda è retorica e serve a spiegare che l'azione "criminale" (fossero tutti così i criminali...) dei collaboratori di anna's archive non è volta banalmente al voler regalare quell'enorme archivio musicale. A meno che vi sia gente disposta a spendere approssimativamente (stando bassi e?) 35.000 euro per costruire una sala server in grado di ospitare quella mole di dati.
Ora magari quei famigerati, terribili delinquenti daranno modo a chi fosse eventualmente interessato di accedere solo a specifiche sezioni di quell'archivio ma la musica, valutata in termini di qualche discografia è già più che ampiamente disponibile altrove, da anni, sia illegalmente (paura!!!) sia legalmente a prezzi più bassi di quelli praticati da spotify.
Chi si prenderà la libertà di accedere proprio a quell'archivio? Io non scarico musica da anni, quella che mi può interessare posso ascoltarla in modo del tutto gratuito e legale cercandola su youtube.
 
se io ti regalo un masso di granito grande come 4 container e dal peso di 5000 tonnellate, tu vieni a prendertelo?
La domanda è retorica e serve a spiegare che l'azione "criminale" (fossero tutti così i criminali...) dei collaboratori di anna's archive non è volta banalmente al voler regalare quell'enorme archivio musicale. A meno che vi sia gente disposta a spendere approssimativamente (stando bassi e?) 35.000 euro per costruire una sala server in grado di ospitare quella mole di dati.
Ora magari quei famigerati, terribili delinquenti daranno modo a chi fosse eventualmente interessato di accedere solo a specifiche sezioni di quell'archivio ma la musica, valutata in termini di qualche discografia è già più che ampiamente disponibile altrove, da anni, sia illegalmente (paura!!!) sia legalmente a prezzi più bassi di quelli praticati da spotify.
Chi si prenderà la libertà di accedere proprio a quell'archivio? Io non scarico musica da anni, quella che mi può interessare posso ascoltarla in modo del tutto gratuito e legale cercandola su youtube.
Anna's Archive non ha regalato un masso intero ma un masso già tagliato in pietre più piccole, levigate e pronte all'uso. Chiunque può prendersi il pezzo, o i pezzi, che vuole e che più gli aggrada. Così si che ne approfitterei. Ma il punto è che qui, con l'etica e la finta giustizia, si fa passare in secondo piano l'atto criminale quasi giustificandolo. Io penso che alla fine nella vita a volte le cose siano semplici. Io voglio ascoltare la musica? Benissimo. Con poco più di dieci euro al mese lo posso fare. Una volta ti perdevi un sacco di belle opere musicali perché non potevi accedere a quasi nulla se non spendendo tanti soldi e ritrovandoti spesso ad ascoltare musica non proprio gradita (tipo un CD in cui magari solo 3 o 4 canzoni ti piacevano).
 
Per quanto possa essere sbagliato o giusto il comportamento del gruppo bisogna chiarire una cosa importante. É giusto che ci sia il copyright perché una persona ha lavorato su un progetto ma quando io pago un abbonamento e scarico un file, quel file non deve essere pesantemente cifrato, io pago per un prodotto e se non voglio ascoltare quel file sul web ma tramite un altro programma deve essere possibile. Non parlo solo di Spotify ma anche Netflix ecc... Inoltre ricordo che su Spotify é possibile ascoltare gratuitamente la musica, quindi non vedo un danno agli artisti, chi non paga ora non pagava neanche prima. Inoltre consiglio, come in altri articoli, di essere meno schierati solo verso un punto di vista. É un testo espositivo non argomentativo. Infine se siete così contrari o impauriti dall' AI magari vi consiglierei di essere coerenti e rimuovere dal vostro sito gli AI summary, non si può una volta essere d'accordo e una altra volta contro, se per questo il riassunto danneggia chi paga per avere pubblicità sul sito perché la gente resta meno sulla pagina e visualizza meno banner. Comunque indipendentemente da tutto non é una critica ma un semplice pensiero
 
Pubblicità
Pubblicità
Indietro
Top