L'altra faccia dello Smart Working: il costo sulla salute

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Quabdo sino in smart mi alzo più tardi,lavoro in mutande, non vedo la gente. Ma ha anche dei difetti.
 
Non sono mai stato favorevole all&#039;home working, e non lo sono pure ora; in azienda è stata dimostrata una diminuzione della produttività (anche importante in certi ruoli, con gente che si inventa la qualunque per non lavorare... succedeva anche prima ma era più sottile) causata da questo nuovo modo di lavorare.<br />
Ovviamente questo si scontra con altre opinioni (che rispetto) e con l&#039;effettivo risparmio lato spostamento in auto (tempo e soldi) che però uso come tempo per me che altrimenti non avrei.<br />
Il problema, secondo me, è un altro: chi è nato, lavorativamente parlando, con un metodo di lavoro ibrido ha una forma mentale diversa di chi invece ha lavorato per 25/30 anni in ufficio e si è trovato a dover cambiare di colpo (io rientro nella seconda).<br />
Inoltre se parli di Milano e grandi città dove probabilmente si parla di nuclei abitativi di 1 o 2 persone, è un conto... se parli di paesini nel mezzo di nulla con figli in casa (magari piccoli) è un altro discorso.
Non è vero che chi è a casa lavora meno, anzi in genere è il contrario. E non è il presenzialismo che determina la produttività.
 
Lo smart working è 1 o 2 giorni a settimana, e allora la novità (dell'andare a socializzare con i colleghi, o delle comodità che offre la casa) si sentono. Cinque giorni su cinque, si chiama invece telelavoro, e non lo farei nemmeno sotto tortura.
 
Si prende per scontato che gli uffici siano effettivamente ergonomici e studiati per il benessere degli impiegati, quando in realtà molto spesso sono illuminati malissimo, senza luce naturale, con sedie economiche (non ergonomiche), scrivanie piccole e scomode, uffici rumorosi dove continuamente ti disturbano e la produttività è ridotta al minimo, senza zone per pranzare (si mangia alla scrivania) o fare pausa. Se poi vogliamo aggiungere anche la temperatura poco salutare (o troppo caldo o troppo freddo) troviamo ulteriore causa scatenante malattie costanti.
Esattamente. Io lavoro dentro uno sgabuzzino, senza luce naturale e finestre disponibili. L'aria la decide un sistema centrale, la maggior parte dei giorni è insufficiente a garantire il minimo comfort previsto dalla 81/08.
I monitor a nostra disposizione sono dei primi anni duemila, assolutamente inadeguati
Con i colleghi non si riesce a parlare che sono tutti in call, e spesso riesci ad avere contatti solo telefonandogli.
Il cibo è costoso e insalubre, oltre che non se ne conosce la filiera.
 
Nell'ultimo anno sono andato in ufficio una volta a settimana, mentre negli anni precedenti la presenza era completamente informale e soggettiva.

Inizialmente ho notato solo benefici dal punto di vista personale: lavoravo con persone che, come me, avevano esperienza di lavoro in presenza e abbiamo sempre mantenuto standard di produttività elevati. La situazione è cambiata con l'arrivo dei neo assunti. Anche coloro che affrontavano la loro prima esperienza lavorativa hanno faticato a integrarsi: al di là dello screen sharing, stare fianco a fianco è fondamentale nella fase di training e rappresenta un valore aggiunto difficile da replicare da remoto.

Ho osservato nei più giovani una certa svogliatezza, scarsa professionalità e distrazioni continue. In molti casi, il lavoro non costituiva una priorità nemmeno durante l'orario lavorativo.

Dopo un anno di questa modalità, ho sofferto molto questo assetto. L'ho trovato alienante e ho deciso di cambiare azienda. La nuova posizione richiede una presenza maggiore in ufficio — che dista 50 km da casa — e il lavoro da remoto è più limitato. Pensavo sarebbe stata una scelta difficile da gestire, invece la sto vivendo molto bene e sto apprezzando ancora di più i giorni di smart working.

La conclusione è che ogni situazione ha le sue peculiarità. È fondamentale trovare i giusti equilibri, anche a livello personale. L'aspetto più importante è avere la possibilità di decidere — completamente o almeno in parte — quale modalità di lavoro sia più adatta a noi.
 
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