ilgrillo28
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Non avendo approfondite competenze audiotecniche, rendo questo scritto una personale impressione della catena Fiio X1 + Fiio E12 Mont blanc + Superlux HD681 EVO affinché sia possibile estrarne un'esperienza di ascolto, soprattutto per coloro che riconoscono un orecchio simile al mio.
Il mio è un buon orecchio. Non posso sapere se abbia dei buchi in alcune frequenze dello spettro acustico, ma vi posso dire che riesco a sentire il rumore di una foglia secca che rotola sull'asfalto a trenta metri da me, o il sibilo di una ventolina poco oliata in un bagno a due piani di distanza, o il rumore di un motore a scoppio a bassi regimi a ottanta metri dall'interno di una stanza chiusa. Non credo di avere un orecchio dominante, ma se mi fosse chiesto probabilmente direi il destro. Sono molto sensibile alle alte frequenze, le sento come rasoi perfettamente affilati quando sono lunghe o come punte di aghi minuscoli quando sono brevi.
Se vi riconoscete in questo tipo di orecchio, potete dare un peso differente alle mie impressioni circa la catena di ascolto.
Il Fiio X1 ovviamente è in modalità “uscita di linea” e il volume medio impostato sulla manopola dell'ampli Fiio E12 è circa ¼ della disponibilità massima, con pochissime microvariazioni a seconda della registrazione in ascolto e con il gain settato sempre su “low” (cioè 0dB sullo switch fisico), perché l'E12 ha una riserva più che sufficiente di mW per pilotare le cuffie taiwanesi senza problemi.
Come gli pneumatici per un'automobile, secondo me in un headset non bisogna mai sottovalutare l'importanza delle cuffie che, poste alla fine della catena, saranno l'”attrito” della musica con le vostre orecchie.
Uso i pad in pelle. Quelli in velluto disperdono le basse frequenze in modo eccessivo anche se addolciscono le alte.
Prima di poter definire questa catena di ascolto si è reso obbligatorio rodare le Superlux per almeno 150 ore. Poco prima delle 110/120 ore ho notato un afflosciamento delle basse frequenze, ma dopo le 120 ore hanno ripreso a diventare corpose e precise.
La nota preponderanza delle alte frequenze nelle Superlux con i pad in pelle all'inizio mi ha spinto inconsciamente a riavvicinarmi alla musica classica (passione che ormai era stata dimenticata), e in modo particolare ai quartetti di archi. Le note sottili degli strumenti ad arco chiedevano a gran voce di essere suonate, e io gliel'ho lasciato fare, beandomi letteralmente della favolosa registrazione della Decca de “Le Quattro Stagioni” interpretate da Janine Jansen e contenute in flac a 44.1Khz/16bit. Le note del violino della bella artista olandese comprese tra i 3KHz e i 7,5KHz, con punte sugli 11 e i 14, sono così definite, stabili, affilate, che la musica prende un canale preferenziale e arriva al cervello tanto carica di dettagli che manca pochissimo al nirvana.
Stessa cosa per tutta la musica che non ha affollamenti strumentali; se poi è aiutata da registrazioni allo stato dell'arte come quella binaurale a 96KHz/24bit della Chesky offerta ad Amber Rubarth per il suo “Sessions from the 17th Ward”, allora il mondo si estende in un orizzonte musicale così ampio che sembra di avere attorno a sé un pianeta uditivo tutto da esplorare. Stessa cosa per i 96KHz/24 bit del remastering di “Acqualung” di Jethro Tull, che inizia già ad avere più concitazione strumentale, ma fa parte di quella storia del rock in cui i suoni avevano una separazione più marcata e la catena di ascolto li sgrana a uno a uno allargando il ventaglio musicale come un fascio di plasma.
Quando la musica, pur restando di elevata qualità compositiva, come può essere quella di “Lost in the Dream” dei The War On Drugs, inizia a chiamare a raccolta percussioni e tappeti di chitarre elettriche, la catena audio non fa una piega, ma il dettaglio delle alte frequenze mi spinge a dedicare alla musica sessioni d'ascolto a sé stanti. Se invece uso questo headset come riempitivo per altre attività (scrittura e lettura), le alte frequenze mi portano quasi sempre una sensazione di disagio difficilmente definibile e che non è riconducibile a un cattiva riproduzione audio. È come se fosse un disturbo che distoglie dalla concentrazione, o come se la musica richiedesse con prepotenza un'attenzione che in quel momento sto dando ad altre cose; e accade solo con musica che non sia classica.
Una nota particolare sulle basse frequenze. Non sono mai coprenti e sono sempre identificabili, che vengano suonate da un basso, un tamburo o siano un sample elettronico.
Un'altra nota sulle registrazioni: state sicuri che questa catena scoverà quelle pessime, e potreste sentire la non urgenza di ascoltare album che, fino a questo abbinamento di DAP, ampli e cuffie, consideravate meravigliosi, e vi troverete a scovare anche fenomeni di clipping audio altrimenti invisibili.
L'headset è consigliato a tutti. Se siete particolarmente sensibili alle alte frequenze, potreste considerare una cuffia più rotonda nei KHz finali dello spettro acustico, ma è più un sofisma che un consiglio.
@faceless @maurilio86
Il mio è un buon orecchio. Non posso sapere se abbia dei buchi in alcune frequenze dello spettro acustico, ma vi posso dire che riesco a sentire il rumore di una foglia secca che rotola sull'asfalto a trenta metri da me, o il sibilo di una ventolina poco oliata in un bagno a due piani di distanza, o il rumore di un motore a scoppio a bassi regimi a ottanta metri dall'interno di una stanza chiusa. Non credo di avere un orecchio dominante, ma se mi fosse chiesto probabilmente direi il destro. Sono molto sensibile alle alte frequenze, le sento come rasoi perfettamente affilati quando sono lunghe o come punte di aghi minuscoli quando sono brevi.
Se vi riconoscete in questo tipo di orecchio, potete dare un peso differente alle mie impressioni circa la catena di ascolto.
Il Fiio X1 ovviamente è in modalità “uscita di linea” e il volume medio impostato sulla manopola dell'ampli Fiio E12 è circa ¼ della disponibilità massima, con pochissime microvariazioni a seconda della registrazione in ascolto e con il gain settato sempre su “low” (cioè 0dB sullo switch fisico), perché l'E12 ha una riserva più che sufficiente di mW per pilotare le cuffie taiwanesi senza problemi.
Come gli pneumatici per un'automobile, secondo me in un headset non bisogna mai sottovalutare l'importanza delle cuffie che, poste alla fine della catena, saranno l'”attrito” della musica con le vostre orecchie.
Uso i pad in pelle. Quelli in velluto disperdono le basse frequenze in modo eccessivo anche se addolciscono le alte.
Prima di poter definire questa catena di ascolto si è reso obbligatorio rodare le Superlux per almeno 150 ore. Poco prima delle 110/120 ore ho notato un afflosciamento delle basse frequenze, ma dopo le 120 ore hanno ripreso a diventare corpose e precise.
La nota preponderanza delle alte frequenze nelle Superlux con i pad in pelle all'inizio mi ha spinto inconsciamente a riavvicinarmi alla musica classica (passione che ormai era stata dimenticata), e in modo particolare ai quartetti di archi. Le note sottili degli strumenti ad arco chiedevano a gran voce di essere suonate, e io gliel'ho lasciato fare, beandomi letteralmente della favolosa registrazione della Decca de “Le Quattro Stagioni” interpretate da Janine Jansen e contenute in flac a 44.1Khz/16bit. Le note del violino della bella artista olandese comprese tra i 3KHz e i 7,5KHz, con punte sugli 11 e i 14, sono così definite, stabili, affilate, che la musica prende un canale preferenziale e arriva al cervello tanto carica di dettagli che manca pochissimo al nirvana.
Stessa cosa per tutta la musica che non ha affollamenti strumentali; se poi è aiutata da registrazioni allo stato dell'arte come quella binaurale a 96KHz/24bit della Chesky offerta ad Amber Rubarth per il suo “Sessions from the 17th Ward”, allora il mondo si estende in un orizzonte musicale così ampio che sembra di avere attorno a sé un pianeta uditivo tutto da esplorare. Stessa cosa per i 96KHz/24 bit del remastering di “Acqualung” di Jethro Tull, che inizia già ad avere più concitazione strumentale, ma fa parte di quella storia del rock in cui i suoni avevano una separazione più marcata e la catena di ascolto li sgrana a uno a uno allargando il ventaglio musicale come un fascio di plasma.
Quando la musica, pur restando di elevata qualità compositiva, come può essere quella di “Lost in the Dream” dei The War On Drugs, inizia a chiamare a raccolta percussioni e tappeti di chitarre elettriche, la catena audio non fa una piega, ma il dettaglio delle alte frequenze mi spinge a dedicare alla musica sessioni d'ascolto a sé stanti. Se invece uso questo headset come riempitivo per altre attività (scrittura e lettura), le alte frequenze mi portano quasi sempre una sensazione di disagio difficilmente definibile e che non è riconducibile a un cattiva riproduzione audio. È come se fosse un disturbo che distoglie dalla concentrazione, o come se la musica richiedesse con prepotenza un'attenzione che in quel momento sto dando ad altre cose; e accade solo con musica che non sia classica.
Una nota particolare sulle basse frequenze. Non sono mai coprenti e sono sempre identificabili, che vengano suonate da un basso, un tamburo o siano un sample elettronico.
Un'altra nota sulle registrazioni: state sicuri che questa catena scoverà quelle pessime, e potreste sentire la non urgenza di ascoltare album che, fino a questo abbinamento di DAP, ampli e cuffie, consideravate meravigliosi, e vi troverete a scovare anche fenomeni di clipping audio altrimenti invisibili.
L'headset è consigliato a tutti. Se siete particolarmente sensibili alle alte frequenze, potreste considerare una cuffia più rotonda nei KHz finali dello spettro acustico, ma è più un sofisma che un consiglio.
@faceless @maurilio86
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