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"PER FAVORE, LEGGERE PRIMA DI RISPONDERE"
Premesse: Non sono un fan di Sallusti, ne del suo giornale e ancor meno del suo editore, sebbene di quest'ultimo ne apprezzi alcune opere. Sono altresì contro le leggi definite ad-personam, anche se a questo punto la ormai tristemente nota salva-sallusti perde completamente il senso attribuitogli dai vari giornalisti.
Il direttore del Giornale finisce in carcere, dopo una serie di messaggi via twitter in cui chiedeva di essere arrestato, prima dentro alla sede de Il giornale, poi fuori dalla sede (vengo io a costituirmi) ed infine per evasione non appena viene lasciato nella casa della Santanchè. Ha ottenuto insomma quel che voleva ma.. vi pare giusta la sua condanna?
A mente fredda sono sicuro che la risposta del 99% di voi (me incluso) sarà "si", ma pensandoci un pò rimarreste dello stesso parere?
Mettete un momento da parte l'antipatia che questo bieco personaggio suscita e valutate la questione come se, anzichè di Sallusti si fosse trattato, che so, di un giornalista di una qualsiasi altra testata.
Condannato per diffamazione, riportata nel suo giornale in un articolo non scritto da lui. La faccenda mi da a pensare: è giusto finire in carcere per essere stati "responsabili delle responsabilità altrui"? E se fosse stato in buona fede (non lo credo, ma neppure posso escluderlo)?
Prendo ad esempio il caso di un giornalista del passato, anticomunista nonchè scrittore da me molto amato: Giovanni Guareschi.
Riporto da wikipedia tranquillamente, per fortuna wikia non è mondadori e con loro non rischio una denuncia per ricettazione, dunque:
Nel 1954 Guareschi venne condannato per diffamazione su denuncia dell'ex presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (De Gasperi rivestì la carica ininterrottamente dal dicembre 1945 al 1953). Guareschi era venuto in possesso di due lettere autografe del politico trentino risalenti al 1944. In una di esse il futuro presidente del Consiglio, che all'epoca viveva a Roma, avrebbe chiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare la periferia della città allo scopo di demoralizzare i collaborazionisti dei tedeschi.
Secondo Guareschi le missive erano autentiche. Prima di pubblicarle, aveva sottoposto le lettere addirittura a una perizia calligrafica affidandosi a un'autorità in materia, il dottor Umberto Focaccia. Al processo affermò di aver agito in buona fede. L'avvocato difensore chiese ai giudici di sottoporre le lettere a un'ulteriore perizia, ma il Collegio giudicante respinse l'istanza motivandola così: «le richieste perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere».
In pratica, le uniche prove accettate furono le parole di De Gasperi, che aveva sporto personalmente querela («con ampia facoltà di prova»), il quale dichiarò che le lettere erano assolutamente false. Il tribunale non accolse neppure le numerose prove testimoniali prodotte dalla difesa di Guareschi tra cui persone vicine allo stesso De Gasperi, come Giulio Andreotti.
Il 15 aprile Guareschi fu condannato in primo grado a dodici mesi di carcere. Non presentò ricorso in appello poiché ritenne di avere subito un'ingiustizia:
« No, niente Appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (...) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente.
Giovannino Guareschi a Roncole Verdi
Dopo il primo processo, un altro collegio, che doveva pronunciarsi per il reato di "falso", decise la distruzione del corpo del reato. Divenuta esecutiva la sentenza, alla pena fu accumulata anche la precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato.
Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a Parma, dove rimase per 409 giorni, più altri sei mesi di libertà vigilata ottenuta per buona condotta. Sempre per coerenza, rifiutò in ogni momento di chiedere la grazia. Guareschi è stato il primo giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Secondo voi la sua carcerazione fu giusta? Quà io rispondo e se necessario posso risponderne a chiunque, secondo me no! Mi interessano tuttavia le vostre opinioni :)
Premesse: Non sono un fan di Sallusti, ne del suo giornale e ancor meno del suo editore, sebbene di quest'ultimo ne apprezzi alcune opere. Sono altresì contro le leggi definite ad-personam, anche se a questo punto la ormai tristemente nota salva-sallusti perde completamente il senso attribuitogli dai vari giornalisti.
Il direttore del Giornale finisce in carcere, dopo una serie di messaggi via twitter in cui chiedeva di essere arrestato, prima dentro alla sede de Il giornale, poi fuori dalla sede (vengo io a costituirmi) ed infine per evasione non appena viene lasciato nella casa della Santanchè. Ha ottenuto insomma quel che voleva ma.. vi pare giusta la sua condanna?
A mente fredda sono sicuro che la risposta del 99% di voi (me incluso) sarà "si", ma pensandoci un pò rimarreste dello stesso parere?
Mettete un momento da parte l'antipatia che questo bieco personaggio suscita e valutate la questione come se, anzichè di Sallusti si fosse trattato, che so, di un giornalista di una qualsiasi altra testata.
Condannato per diffamazione, riportata nel suo giornale in un articolo non scritto da lui. La faccenda mi da a pensare: è giusto finire in carcere per essere stati "responsabili delle responsabilità altrui"? E se fosse stato in buona fede (non lo credo, ma neppure posso escluderlo)?
Prendo ad esempio il caso di un giornalista del passato, anticomunista nonchè scrittore da me molto amato: Giovanni Guareschi.
Riporto da wikipedia tranquillamente, per fortuna wikia non è mondadori e con loro non rischio una denuncia per ricettazione, dunque:
Nel 1954 Guareschi venne condannato per diffamazione su denuncia dell'ex presidente del Consiglio Alcide De Gasperi (De Gasperi rivestì la carica ininterrottamente dal dicembre 1945 al 1953). Guareschi era venuto in possesso di due lettere autografe del politico trentino risalenti al 1944. In una di esse il futuro presidente del Consiglio, che all'epoca viveva a Roma, avrebbe chiesto agli Alleati anglo-americani di bombardare la periferia della città allo scopo di demoralizzare i collaborazionisti dei tedeschi.
Secondo Guareschi le missive erano autentiche. Prima di pubblicarle, aveva sottoposto le lettere addirittura a una perizia calligrafica affidandosi a un'autorità in materia, il dottor Umberto Focaccia. Al processo affermò di aver agito in buona fede. L'avvocato difensore chiese ai giudici di sottoporre le lettere a un'ulteriore perizia, ma il Collegio giudicante respinse l'istanza motivandola così: «le richieste perizie chimiche e grafiche si appalesano del tutto inutili, essendo la causa sufficientemente istruita ai fini del decidere».
In pratica, le uniche prove accettate furono le parole di De Gasperi, che aveva sporto personalmente querela («con ampia facoltà di prova»), il quale dichiarò che le lettere erano assolutamente false. Il tribunale non accolse neppure le numerose prove testimoniali prodotte dalla difesa di Guareschi tra cui persone vicine allo stesso De Gasperi, come Giulio Andreotti.
Il 15 aprile Guareschi fu condannato in primo grado a dodici mesi di carcere. Non presentò ricorso in appello poiché ritenne di avere subito un'ingiustizia:
« No, niente Appello. Qui non si tratta di riformare una sentenza, ma un costume. (...) Accetto la condanna come accetterei un pugno in faccia: non mi interessa dimostrare che mi è stato dato ingiustamente.
Giovannino Guareschi a Roncole Verdi
Dopo il primo processo, un altro collegio, che doveva pronunciarsi per il reato di "falso", decise la distruzione del corpo del reato. Divenuta esecutiva la sentenza, alla pena fu accumulata anche la precedente condanna ricevuta nel 1950 per vilipendio al Capo dello Stato.
Guareschi venne recluso nel carcere di San Francesco del Prato a Parma, dove rimase per 409 giorni, più altri sei mesi di libertà vigilata ottenuta per buona condotta. Sempre per coerenza, rifiutò in ogni momento di chiedere la grazia. Guareschi è stato il primo giornalista della Repubblica Italiana a scontare interamente una pena detentiva in carcere per il reato di diffamazione a mezzo stampa.
Secondo voi la sua carcerazione fu giusta? Quà io rispondo e se necessario posso risponderne a chiunque, secondo me no! Mi interessano tuttavia le vostre opinioni :)