L'obiettivo dell'Unione Europea di dimezzare il numero delle vittime della strada entro il 2010 è a rischio. Lo fanno intendere i numeri snocciolati recentemente dal commissario europeo ai trasporti Jacques Barrot, il quale commentando i dati del 2004 ha elogiato i passi avanti compiuti da quasi tutti i Paesi membri in tema di sicurezza stradale, ma non ha risparmiato critiche all'Italia, attualmente al terzo posto come numero di vittime (5625), dietro a Germania (5842) e Polonia (5712).
Dal 2001 al 2004 i decessi sulle strade europee sono sì diminuiti del 16%, ma è ancora troppo poco. Di questo passo, l'Unione ha calcolato che non riusciremo a centrare l'obiettivo: perché questo sia possibile bisogna scendere dai 50.000 decessi del 2001 a quota 25.000 nel 2010, e ora - quasi a metà strada da quando la Commisione Europea diramò il suo "ordine" - siamo a 41.600. Ottomila vite risparmiate sono un buon risultato, però molto al di sotto di quanto programmato.
Fra i Paesi più virtuosi c'è la Francia, che solo cinque anni fa aveva il triste primato europeo della nazione con il maggior numero d'incidenti mortali (8162) e nel 2004 è scesa a 5530 vittime (-32%), fino a portarsi lo scorso anno abbondantemente sotto la soglia delle 5000; bene anche Portogallo (-23% sul 2001) e Svezia (-18%). L'Italia fa registrare un calo significativo (-16%), al pari di Germania e Grecia. Invece male, malissimo, Ungheria e Polonia, dove i morti sulle strade sono cresciuti del 5% e del 3%.
Preoccupante il dato sui decessi dei motociclisti: Belgio, Inghilterra, Svezia e Italia sono i Paesi in cui si registrano più vittime. Se il trend sarà quello degli ultimi anni, nel 2010 in Europa un morto su tre sarà un centauro.