forbiddenevil
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Vi propongo un post che ho inserito questa mattina sul mio blog e che spero possa interessare e ispirare un dibattito fra i forumisti (attendo anche critiche aspre):
il post trae spunto delle recenti vicende di cronaca giornalistica ma anche giudiziaria e politica:
Lo chiamavano impunità...
A fasi cicliche, periodiche e pericolosamente contigue alle scadenze elettorali si appalesa la questione delle intercettazioni telefoniche, ora abbinate al nuovo modello delle intervettazioni per via telematica ed informatica.
Roba da star trek...
Nell'ambiente politico una parte e l'altra inneggiano alla utilità delle intercettazioni telefoniche (quando riguardano opposte fazioni) e poi alla decadenza e promiscuità delle stesse (quando riguardano le proprie fazioni).
Insomma tutti pazzi per Amanda (il fantomatico cervellone operativo delle intercettazioni, di cui gira anche in rete una leggenda sulla stessa esistenza), si direbbe.
L'aspetto che in realtà fa davvero rabbrividire è non tanto l'esistenza delle intercettazioni o i reati connessi alle intercettazioni, ma è l'impunità costante di determinati funzionati pubblici che in qualche modo operano attività delittuose alle spese degli elettori e a danni degli stessi.
Allora i bacchettoni dei girotondi e dei movimenti, che secondo alcuni pedantemente propugnano la battaglia per la legalità contro la corruzione e contro la collusione colgono davvero nel segno.
In un modo o nell'altro c'è sempre il funzionario dello Stato che è mercenario e prezzolato a fior di quattrini (pubblici) che "passa" le intercettazioni, brogliacci e registrazioni, con buona pace del segreto professionale e fedeltà alla Repubblica.
Lo chiamavano impunità...
La politica di per sè si difende a spada tratta dalle intercettazioni, ricordando di come serve una legge non liberticida, che non comprima i diritti dei cittadini, e che limiti finalmente il così enorme numero di intercettazioni.
Dimenticandosi un momento prima che le intercettazioni non riguardano cittadini comuni, ma riguardano persone gravemente indiziati di determinati reati gravi (se non lo sono la corruzione e l'associazione mafiosa, quali lo sono !?)...
Dimenticandosi che se c'è qualcosa che portiamo fieramente (già...) all'estero e che è rigorsamente made in Italy è proprio la mafia...
Insomma il problema reale a parere mio non sono le intercettazioni, ma sono i rapporti malati che si stabiliscono e si radicano fra potere pubblico e potere politico...
Gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria, che sono deputati allo svolgimento delle operazioni di intercettazione sono da una parte coordinati dai pubblici ministeri nelle attività di intercettazione,
e dall'altra diretti dai prefetti e dai questori, espressione del potere politico.
Insomma dei Giani bifronte.
E una buona via da percorrere sarebbe secondo me separare il potere politico dal potere pubblico, in particolare separare le funzioni della polizia giudiziaria dalla sfera direttrice del Ministero dell'Interno (ente eminentemente politico) per riconsegnarlo completamente e senza sviamenti alla Autorità giudiziaria (ente per definizione terzo ed imparziale).
Si aggiunga anche che le sanzioni per la diffusione (abusiva) delle intercettazioni sono assolutamente risibili (si parla di poche centinaia di euro...).
Insomma i soldi che si pigliano dal passaggio di mano delle intercettazioni sono molti di più di quelli che eventualmente bisognerebbe restituire allo Stato.
Infine come non ricordare l'ormai anacronistico privilegio (e non più prerogativa, come a qualche simpatico furbacchione piace ancora oggi ripetere) delle intercettazioni dei parlamentari.
Prima di intercettare il parlamentare bisogna chiedere l'autorizzazione alla Camera di appartenenza.
Io aggiungerei anche magari che al momento delle intercettazioni il maresciallo dovrebbe anche salutare cordialmente l'intercettato con il famoso "sorridi, sei su scherzi a parte...".
Certo che è più semplice cambiare il Titolo V (2001) e poi l'ordinamento della Repubblica (2005) che riformare la Costituzione che prevede le intercettazioni dei parlamentari.
il post trae spunto delle recenti vicende di cronaca giornalistica ma anche giudiziaria e politica:
Lo chiamavano impunità...
A fasi cicliche, periodiche e pericolosamente contigue alle scadenze elettorali si appalesa la questione delle intercettazioni telefoniche, ora abbinate al nuovo modello delle intervettazioni per via telematica ed informatica.
Roba da star trek...
Nell'ambiente politico una parte e l'altra inneggiano alla utilità delle intercettazioni telefoniche (quando riguardano opposte fazioni) e poi alla decadenza e promiscuità delle stesse (quando riguardano le proprie fazioni).
Insomma tutti pazzi per Amanda (il fantomatico cervellone operativo delle intercettazioni, di cui gira anche in rete una leggenda sulla stessa esistenza), si direbbe.
L'aspetto che in realtà fa davvero rabbrividire è non tanto l'esistenza delle intercettazioni o i reati connessi alle intercettazioni, ma è l'impunità costante di determinati funzionati pubblici che in qualche modo operano attività delittuose alle spese degli elettori e a danni degli stessi.
Allora i bacchettoni dei girotondi e dei movimenti, che secondo alcuni pedantemente propugnano la battaglia per la legalità contro la corruzione e contro la collusione colgono davvero nel segno.
In un modo o nell'altro c'è sempre il funzionario dello Stato che è mercenario e prezzolato a fior di quattrini (pubblici) che "passa" le intercettazioni, brogliacci e registrazioni, con buona pace del segreto professionale e fedeltà alla Repubblica.
Lo chiamavano impunità...
La politica di per sè si difende a spada tratta dalle intercettazioni, ricordando di come serve una legge non liberticida, che non comprima i diritti dei cittadini, e che limiti finalmente il così enorme numero di intercettazioni.
Dimenticandosi un momento prima che le intercettazioni non riguardano cittadini comuni, ma riguardano persone gravemente indiziati di determinati reati gravi (se non lo sono la corruzione e l'associazione mafiosa, quali lo sono !?)...
Dimenticandosi che se c'è qualcosa che portiamo fieramente (già...) all'estero e che è rigorsamente made in Italy è proprio la mafia...
Insomma il problema reale a parere mio non sono le intercettazioni, ma sono i rapporti malati che si stabiliscono e si radicano fra potere pubblico e potere politico...
Gli agenti e gli ufficiali di polizia giudiziaria, che sono deputati allo svolgimento delle operazioni di intercettazione sono da una parte coordinati dai pubblici ministeri nelle attività di intercettazione,
e dall'altra diretti dai prefetti e dai questori, espressione del potere politico.
Insomma dei Giani bifronte.
E una buona via da percorrere sarebbe secondo me separare il potere politico dal potere pubblico, in particolare separare le funzioni della polizia giudiziaria dalla sfera direttrice del Ministero dell'Interno (ente eminentemente politico) per riconsegnarlo completamente e senza sviamenti alla Autorità giudiziaria (ente per definizione terzo ed imparziale).
Si aggiunga anche che le sanzioni per la diffusione (abusiva) delle intercettazioni sono assolutamente risibili (si parla di poche centinaia di euro...).
Insomma i soldi che si pigliano dal passaggio di mano delle intercettazioni sono molti di più di quelli che eventualmente bisognerebbe restituire allo Stato.
Infine come non ricordare l'ormai anacronistico privilegio (e non più prerogativa, come a qualche simpatico furbacchione piace ancora oggi ripetere) delle intercettazioni dei parlamentari.
Prima di intercettare il parlamentare bisogna chiedere l'autorizzazione alla Camera di appartenenza.
Io aggiungerei anche magari che al momento delle intercettazioni il maresciallo dovrebbe anche salutare cordialmente l'intercettato con il famoso "sorridi, sei su scherzi a parte...".
Certo che è più semplice cambiare il Titolo V (2001) e poi l'ordinamento della Repubblica (2005) che riformare la Costituzione che prevede le intercettazioni dei parlamentari.