"E questa, per chi ama i videogiochi, è la più grande delle vittorie."<br />
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La più grande delle sconfitte, invece, è avere una macchina da gioco dove solo la scheda video costa quanto tutto il resto del PC.<br />
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Ai tempi dei televisori CRT e delle risoluzioni standard, le console rappresentavano la piattaforma ideale per il gaming domestico: costi contenuti, hardware ben sfruttato e giochi ottimizzati fin nei minimi dettagli. Ma con l’avvento dei display ad alta risoluzione, le loro limitazioni sono emerse con forza. La bassa potenza di calcolo, la scarsa flessibilità e l’incapacità di adattarsi rapidamente alle nuove esigenze visive hanno messo in luce tutte le debolezze di un’architettura chiusa e poco scalabile.<br />
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Per correre ai ripari, i produttori hanno cominciato ad adottare soluzioni sempre più simili a quelle dei PC: CPU x86, GPU derivate da modelli desktop, sistemi operativi semi-general purpose. Una mossa inevitabile, ma che ha comportato costi crescenti e una progressiva convergenza verso il paradigma del PC, sia nello sviluppo che nell’esperienza d’uso.<br />
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Il risultato è un mercato in cui le console si sono trasformate in "PC travestiti".<br />
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Nel frattempo, le GPU desktop si sono evolute in componenti iper-specializzati, pensati quasi esclusivamente per il gaming, con prestazioni estreme e prezzi fuori scala.<br />
Oggi, per la stragrande maggioranza degli utilizzi quotidiani, è più che sufficiente la GPU integrata nel processore. Ma se si vuole fare anche gaming, entra in gioco un discorso molto più ampio: scelta dei singoli componenti, compatibilità, aggiornabilità — e naturalmente, costi.<br />
E questo, se vogliamo, rompe definitivamente quel concetto di "computer polifunzionale" espresso sopra.<br />
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In mezzo, l’utente comune. Quello che vorrebbe semplicemente navigare, lavorare, guardare un video o usare il computer per scopi generali e rischia di ritrovarsi con un hardware che ormai non è più pensato per lui.<br />
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Le schede video come dicevo hanno subito una trasformazione evidente: da componenti general purpose, pensate per un ampio spettro di utilizzi, si sono ridotte a strumenti di nicchia, ottimizzati quasi esclusivamente per il gaming.<br />
Ma questo sbilanciamento non è nato ieri. Il malessere si percepisce da decenni, da quando i changelog dei driver video hanno iniziato a parlare sempre meno di stabilità, compatibilità o miglioramenti generali, e sempre più di ottimizzazioni mirate per giochi specifici. “Risolto un problema grafico in Gioco X”, “migliorate le prestazioni in Gioco Y”, “aggiunto supporto a Gioco Z”: questo è diventato il nuovo linguaggio tecnico, segno di un’attenzione concentrata esclusivamente sul mondo gaming, spesso a scapito di tutto il resto.<br />
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Forse preferivo quando il PC gaming era di nicchia.