Ciao a tutti e buona pasqua vi riporto qui di seguito un articolo che ho letto su l'espresso e penso sia una cosa grave a quello che andremo incontro fatelo girare in modo che più persone sappiano la verità (ho dovuto dividere l'articolo in due pagine perchè non entrava nello spazio disponibile ma era troppo importante per taglairlo)
Ecco l'articolo:
Il nemico Fritz.
Si chiama Fritz, un nome divertente, ma non fidatevi: non è un amico. E’ un chip che da qualche mese viene inserito in diversi computer portatili, ma in futuro potrebbe essere piazzato anche nei telefonini, nei lettori mp3 e in tanti altri attrezzi hi-tech.
Il suo fine? Ufficialmente, aiuta la sicurezza informatica. Consente al computer una maggiore protezione, ad esempio dai virus e dagli hacker. Ma forse può invadere la libertà e la privacy degli internauti. Infatti dietro a Fritz c’è il progetto Trusted Computing, a cui lavorano molti colossi dell’informatica, come Microsoft, Amd, Sony, Ibm, Hp, Apple e Intel. Da quando in rete si è iniziato a parlare di questo argomento, si è scatenata una mezza rivolta, in nome della libertà di navigazione e contro il rischio di monitoraggio da parte dei produttori di software e hardware. Tra i più accesi oppositori del progetto c’è un nome simbolo per il popolo del Web: quello di Richard Stallman, 53 anni, guru dell’informatica dai tempi in cui stava al Mit, e padre del Free Software.
Lo abbiamo intervistato.
Perché la rete si ribella al progetto Trusted Computing?
<<Premessa: smettiamo di chiamarlo computing “trusted”, “fidato”. Questo nome è fuorviante e viene usato dall’industria per convincerci che il TC sia una cosa buona, la soluzione definitiva ai problemi di sicurezza informatica. Il chip Fritz, infatti, sfrutta la crittografia in modo che l’utente possa eseguire solo quei file e programmi considerati “affidabili”. Ma considerati tali da chi? Dall’ industria stessa. Sono loro a decidere per noi, a permetterci o a impedirci di usare certi file. Oppure a decidere che con certi file siano possibili solo alcune azioni (la copia, la lettura, l’invio tramite e-mail …) e altre no. Per questo motivo io lo chiamo “treacherous computing”, computing proditorio. E’ una cospirazione, vuole cambiare il modo di funzionare dei futuri computer, così che il proprietario non possa più controllarli>>.
Quando diventerà realtà Fritz?
<<Penso nel 2008, con il Service pack 2 cioè la seconda espansione di Windows Vista, il nuovo sistema operativo Microsoft. Sarà il primo a supportare appieno le funzioni del Fritz e di alcune sue estensioni già previste dai produttori>>.
Ma in questo modo si fanno gli interessi di chi?
<<sospetto che il TC sia soprattutto un favore fatto alle major della discografia e dei film. Se il chip Fritz fa funzionare solo i file che sono identificati come affidabili e rifiuta a priori gli altri, non sarà possibile usare versioni pirata di canzoni farne una copia su cd o condividerli con altre persone via Internet. Perché questi file non saranno dotati del “passaporto” adatto per superare la frontiera del Fritz. Insomma, l’arma finale contro la pirateria, ma in spregio dei diritti legali degli utenti. Così facendo, l’industria viola anche il diritto, riconosciuto dalle leggi sul copyright, per l’acquirente di fare una copia personale di sicurezza dei propri film e album. Potrai fare solo le azioni previste da chi ha distribuito quel prodotto. Che accade se quei file contengono lavori che tu stesso hai creato? Potrai accedervi solo attraverso i programmi autorizzati dall’industria. Che ha deciso di tradire gli utenti, sottraendo loro la libertà di usare i mezzi informatici e consegnandoli nelle mani di chi produce hardware, software, film, musica>>.
Anche Howard Rheingold, autore del libro “smart Mobs”, cita il fenomeno come una sorta di cospirazione di Hollywood. Però finora abbiamo parlato di diritti dei consumatori. Fritz può anche minacciare la libertà in senso più generale, della società e dei cittadini?
<<Si, perché tanto più la società dipende dai computer, quanto più questi ultimi operano su ogni genere di libertà. Se un’organizzazione controlla tutti i computer può intervenire, in potenza, su tutto ciò che le persone fanno con i computer. Al contrario, gli utenti perdono progressivamente la capacità di controllare i propri prodotti e azioni. La società diventa meno libera, la democrazia più a rischio>>.
Può fare qualche esempio concreto?
<<Per esempio, la possibilità di analizzare a distanza quello che fa l’utente (le caratteristiche del computer, i siti visitati, quali programmi sono installati …) e di identificarlo in modo univoco nella Rete>>.
Com’è possibile?
<<Fritz può obbligare il computer a inviare informazioni personali dell’utente a un server remoto, gestito da chi ha prodotto l’hardware o il sistema operativo. Senza che l’utente possa fare nulla per impedirlo. Immaginiamo che io scriva un documento digitale dove riporto alcune mie scoperte sulle attività illegali della Cia. Voglio diffonderlo tramite e-mail. Ho fatto l’errore però di usare Office World; in automatico può partire quindi una comunicazione con i server di Microsoft, che possono identificare me e tramite una ricerca di parole chiave, anche individuare il mio documento come pericoloso. Mi possono impedire di diffonderlo e segnalare alla Cia l’indirizzo dove mi connetto. Il tutto può incoraggiare una nuova forma di fascismo: il fascismo informatico. La privacy è importante: in Cina hanno potuto arrestare blogger dissidenti solo perché il governo li ha identificati su internet, con la complicità di provider e aziende anche americane, come YAHOO!. Il sistema fornisce uno strumento di controllo sugli individui. Non solo: se la gente si sentirà spata in quello che fa al computer, comincerà ad autocensurarsi. Avrà paura di pensare liberamente, come nelle dittature>>.
Se il pericolo è davvero questo, perché fuori dai blog ed alla Rete se ne parla così poco?
<<Il problema rischia di sfuggire all’attenzione del grande pubblico perché ha una base tecnica che solo pochi riescono a capire. Ma che coinvolge la vita di tutti, informatici e non. I creatori di Fritz sono stati bravi, poi, a nascondere la cosa come una protezione contro virus e pirati informatici. Ma già esistono sistemi in grado di difenderci contro queste minacce senza ledere la nostra libertà! Alla fine, avevano ragione gli hippies degli anni Sessanta …>>.
In che senso?
<<Nel ’68 qualcuno diceva: attenzione, i computer sono pericolosi. Io e altri ci mettevamo a ridere, ma adesso capisco che avevano ragione loro. All’epoca non c’era pericolo; adesso, con Fritz, sì. I computer possono essere strumenti di liberazione delle persone e delle idee, ma rischiano di diventare organo di tirannia. Si rischia di andare verso un controllo centralizzato della società tramite i computer. Credo che a questo punto, ad esempio, bisognerebbe bandire le urne elettroniche, che già adesso sono del tutto inaffidabili. Nelle elezioni del 2004, la stampa americana ha segnalato bug nei computer usati in alcuni Stati. Per esempio: in Indiana, un paese a prevalenza democratica. Hanno fatto sparire circa 50 mila voti. A Columbus, Ohio, un altro bug da dato 3,893 voti extra a Bush. In Nebraska sono risultati più voti che votanti. Nelle elezioni del 2000, i computer hanno cancellato molti voti per un errore di omonimia: erano di persone che avevano lo stesso nome di condannati per reati gravi. Erano soprattutto neri, che spesso hanno nomi uguali … E i neri sono in prevalenza democratici. La conta dei voti non andrebbe mai fatta al computer, sono strumenti troppo manipolabili>>.
Ecco l'articolo:
Il nemico Fritz.
Si chiama Fritz, un nome divertente, ma non fidatevi: non è un amico. E’ un chip che da qualche mese viene inserito in diversi computer portatili, ma in futuro potrebbe essere piazzato anche nei telefonini, nei lettori mp3 e in tanti altri attrezzi hi-tech.
Il suo fine? Ufficialmente, aiuta la sicurezza informatica. Consente al computer una maggiore protezione, ad esempio dai virus e dagli hacker. Ma forse può invadere la libertà e la privacy degli internauti. Infatti dietro a Fritz c’è il progetto Trusted Computing, a cui lavorano molti colossi dell’informatica, come Microsoft, Amd, Sony, Ibm, Hp, Apple e Intel. Da quando in rete si è iniziato a parlare di questo argomento, si è scatenata una mezza rivolta, in nome della libertà di navigazione e contro il rischio di monitoraggio da parte dei produttori di software e hardware. Tra i più accesi oppositori del progetto c’è un nome simbolo per il popolo del Web: quello di Richard Stallman, 53 anni, guru dell’informatica dai tempi in cui stava al Mit, e padre del Free Software.
Lo abbiamo intervistato.
Perché la rete si ribella al progetto Trusted Computing?
<<Premessa: smettiamo di chiamarlo computing “trusted”, “fidato”. Questo nome è fuorviante e viene usato dall’industria per convincerci che il TC sia una cosa buona, la soluzione definitiva ai problemi di sicurezza informatica. Il chip Fritz, infatti, sfrutta la crittografia in modo che l’utente possa eseguire solo quei file e programmi considerati “affidabili”. Ma considerati tali da chi? Dall’ industria stessa. Sono loro a decidere per noi, a permetterci o a impedirci di usare certi file. Oppure a decidere che con certi file siano possibili solo alcune azioni (la copia, la lettura, l’invio tramite e-mail …) e altre no. Per questo motivo io lo chiamo “treacherous computing”, computing proditorio. E’ una cospirazione, vuole cambiare il modo di funzionare dei futuri computer, così che il proprietario non possa più controllarli>>.
Quando diventerà realtà Fritz?
<<Penso nel 2008, con il Service pack 2 cioè la seconda espansione di Windows Vista, il nuovo sistema operativo Microsoft. Sarà il primo a supportare appieno le funzioni del Fritz e di alcune sue estensioni già previste dai produttori>>.
Ma in questo modo si fanno gli interessi di chi?
<<sospetto che il TC sia soprattutto un favore fatto alle major della discografia e dei film. Se il chip Fritz fa funzionare solo i file che sono identificati come affidabili e rifiuta a priori gli altri, non sarà possibile usare versioni pirata di canzoni farne una copia su cd o condividerli con altre persone via Internet. Perché questi file non saranno dotati del “passaporto” adatto per superare la frontiera del Fritz. Insomma, l’arma finale contro la pirateria, ma in spregio dei diritti legali degli utenti. Così facendo, l’industria viola anche il diritto, riconosciuto dalle leggi sul copyright, per l’acquirente di fare una copia personale di sicurezza dei propri film e album. Potrai fare solo le azioni previste da chi ha distribuito quel prodotto. Che accade se quei file contengono lavori che tu stesso hai creato? Potrai accedervi solo attraverso i programmi autorizzati dall’industria. Che ha deciso di tradire gli utenti, sottraendo loro la libertà di usare i mezzi informatici e consegnandoli nelle mani di chi produce hardware, software, film, musica>>.
Anche Howard Rheingold, autore del libro “smart Mobs”, cita il fenomeno come una sorta di cospirazione di Hollywood. Però finora abbiamo parlato di diritti dei consumatori. Fritz può anche minacciare la libertà in senso più generale, della società e dei cittadini?
<<Si, perché tanto più la società dipende dai computer, quanto più questi ultimi operano su ogni genere di libertà. Se un’organizzazione controlla tutti i computer può intervenire, in potenza, su tutto ciò che le persone fanno con i computer. Al contrario, gli utenti perdono progressivamente la capacità di controllare i propri prodotti e azioni. La società diventa meno libera, la democrazia più a rischio>>.
Può fare qualche esempio concreto?
<<Per esempio, la possibilità di analizzare a distanza quello che fa l’utente (le caratteristiche del computer, i siti visitati, quali programmi sono installati …) e di identificarlo in modo univoco nella Rete>>.
Com’è possibile?
<<Fritz può obbligare il computer a inviare informazioni personali dell’utente a un server remoto, gestito da chi ha prodotto l’hardware o il sistema operativo. Senza che l’utente possa fare nulla per impedirlo. Immaginiamo che io scriva un documento digitale dove riporto alcune mie scoperte sulle attività illegali della Cia. Voglio diffonderlo tramite e-mail. Ho fatto l’errore però di usare Office World; in automatico può partire quindi una comunicazione con i server di Microsoft, che possono identificare me e tramite una ricerca di parole chiave, anche individuare il mio documento come pericoloso. Mi possono impedire di diffonderlo e segnalare alla Cia l’indirizzo dove mi connetto. Il tutto può incoraggiare una nuova forma di fascismo: il fascismo informatico. La privacy è importante: in Cina hanno potuto arrestare blogger dissidenti solo perché il governo li ha identificati su internet, con la complicità di provider e aziende anche americane, come YAHOO!. Il sistema fornisce uno strumento di controllo sugli individui. Non solo: se la gente si sentirà spata in quello che fa al computer, comincerà ad autocensurarsi. Avrà paura di pensare liberamente, come nelle dittature>>.
Se il pericolo è davvero questo, perché fuori dai blog ed alla Rete se ne parla così poco?
<<Il problema rischia di sfuggire all’attenzione del grande pubblico perché ha una base tecnica che solo pochi riescono a capire. Ma che coinvolge la vita di tutti, informatici e non. I creatori di Fritz sono stati bravi, poi, a nascondere la cosa come una protezione contro virus e pirati informatici. Ma già esistono sistemi in grado di difenderci contro queste minacce senza ledere la nostra libertà! Alla fine, avevano ragione gli hippies degli anni Sessanta …>>.
In che senso?
<<Nel ’68 qualcuno diceva: attenzione, i computer sono pericolosi. Io e altri ci mettevamo a ridere, ma adesso capisco che avevano ragione loro. All’epoca non c’era pericolo; adesso, con Fritz, sì. I computer possono essere strumenti di liberazione delle persone e delle idee, ma rischiano di diventare organo di tirannia. Si rischia di andare verso un controllo centralizzato della società tramite i computer. Credo che a questo punto, ad esempio, bisognerebbe bandire le urne elettroniche, che già adesso sono del tutto inaffidabili. Nelle elezioni del 2004, la stampa americana ha segnalato bug nei computer usati in alcuni Stati. Per esempio: in Indiana, un paese a prevalenza democratica. Hanno fatto sparire circa 50 mila voti. A Columbus, Ohio, un altro bug da dato 3,893 voti extra a Bush. In Nebraska sono risultati più voti che votanti. Nelle elezioni del 2000, i computer hanno cancellato molti voti per un errore di omonimia: erano di persone che avevano lo stesso nome di condannati per reati gravi. Erano soprattutto neri, che spesso hanno nomi uguali … E i neri sono in prevalenza democratici. La conta dei voti non andrebbe mai fatta al computer, sono strumenti troppo manipolabili>>.