L’idea che i tessuti interni delle piante — compresi tronchi e rami degli alberi — possano ospitare microrganismi non è affatto nuova, ma per molto tempo si è pensato che fossero ambienti “quasi sterili” salvo in caso di malattia.
In realtà:
Fine ‘800 – inizi ‘900
Già i primi botanici e fitopatologi notarono che alcune malattie delle piante (come il cancro batterico, la rogna, ecc.) erano causate da microrganismi che vivevano all’interno dei tessuti vegetali. Quindi si capiva che almeno in caso di infezione l’interno non era sterile.
Anni ’20–’40
Studi microbiologici iniziarono a isolare batteri e funghi endofiti (cioè che vivono all’interno di piante sane) anche da piante apparentemente in salute.
Anni ’70–’80
Con tecniche di coltura più raffinate e microscopia, si iniziò a capire che molti alberi e piante ospitano comunità microbiche stabili, non solo patogeni ma anche simbionti e commensali.
Anni ’90 in poi
Con la biologia molecolare e, più tardi, il sequenziamento del DNA, è diventato chiaro che esiste un “microbioma vegetale”, incluso un microbioma endofitico che vive all’interno di legno, radici, foglie e semi. Oggi si sa che è presente praticamente in ogni pianta studiata, anche senza sintomi di malattia.
Quindi, scientificamente si sa da circa un secolo che l’interno degli alberi non è sterile, ma la visione moderna del “microbioma vegetale” come parte integrante della fisiologia della pianta si è consolidata negli ultimi 30–40 anni e si è diffusa al grande pubblico solo nell’ultimo decennio.