Tasse: artigiano si da fuoco ma il fisco incassa 13 miliardi

Andrea Guglielmo

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Il Fisco ha incassato nel 2011, dalla lotta all'evasione, 12,7 miliardi di euro, il 15,5 per cento in più del 2010. L'Agenzia delle Entrate è «complessivamente cresciuta in tutti i suoi settori nonostante siano diminuite le risorse umane disponibili», secondo quanto affermato dallo stesso Befera.

Mercoledì un artigiano di 58 anni si è dato fuoco per problemi con il Fisco davanti ad una sede dell'Agenzia delle Entrate a Bologna.L'uomo è ricoverato in prognosi riservata al centro grandi ustionati di Parma: ha ustioni sul 100 per cento del corpo. La prognosi resta riservata. Il legale dell'uomo, lo stesso giorno del gesto estremo, ha patteggiato una condanna a cinque mesi e 10 giorni con pena sospesa per un procedimento in corso a carico dell'artigiano per utilizzo di fatture false. Il 58enne, incensurato, era sotto accusa in base all'articolo 2 della legge 74 del 2000: ovvero una «dichiarazione infedele» praticata non emettendo, ma utilizzando false fatture prodotte da altri. Secondo Befera, direttore dell'Agenzia delle Entrate, "in una situazione di crisi, di difficoltà economica come quella attuale, può succedere" che si verifichino alcuni fenomeni di autocombustione trai cittadini caduti in disgrazia. Prosegue rassicurando che"seguiremo attentamente questa situazione, e ci auguriamo che si riprenda", così magari potrà finalmente adempiere ai suoi doveri di cittadino italiano, finendo di pagare le tasse dovute.

Sempre in questi giorni il comico e attore Luca Laurenti ha "vinto" il ricorso contro il Fisco che ora dovrà rimborsargli più di 150 mila euro, oltre a 2500 euro di spese legali, concludendo uno dei tanti capitoli della battaglia legale tra cittadini e Stato. Nei mesi scorsi Equitalia ha pignorato all'attore 6 appartamenti a Milano che, tuttavia, non saranno sbloccati fino a conclusione degli ulteriori accertamenti fiscali ordinati dallo Stato.

Il ministro dello Sviluppo Economico, Corrado Passera, dichiara davanti alla commissione Bilancio della Camera "Siamo nel pieno di una seconda recessione e questo trend, se dobbiamo prendere per buone le previsioni, durerà tutto l'anno", aggiungendo che "siamo in una situazione di non crescita da molto tempo". Peccato che la bassa crescita e produttività italiana è un fenomeno che registriamo già prima dell'euro. Non si deve alla globalizzazione, visto che Paesi ad alti costi di produzione e diritti sociali hanno fatto molto meglio di noi: il costo del lavoro per unità di prodotto è stato nel decennio più che doppio da noi rispetto alla Germania, in Germania è stato doppio rispetto alla Svezia, negli Usa è stato addirittura negativo. Questo è il problema: il costo del lavoro in Italia è troppo oneroso per le imprese e gli stipendi lordi degli impiegati vengono assorbiti in gran parte da un regime fiscale trai più rigidi al mondo. Pensate alla prossima riforma del Lavoro. Ciò che la ministra Fornero sta cercando di inculcare nella testa (e non solo) di tutti noi è che per creare nuovi posti di lavoro, per smuovere l'economia, è necessario rinunciare ai diritti acquisiti, proiettandosi verso un mondo di flessibilità ed incertezza. Il mantra ricorrente è che se si vuole ottenere maggiore flessibilità in ingresso, è parimenti indispensabile generare maggiore flessibilità in uscita. Come dire che, essendo il mercato stagnante, basta provocare 100.000 licenziamenti per generare 100.000 nuovi posti di lavoro. Peccato che al netto del processo di rimescolamento, il totale dei disoccupati sarà sempre 100.000. Non è sufficiente, a nostro giudizio, aumentare indiscriminatamente il cuneo fiscale (la pressione fiscale ha raggiunto il 55%), senza poi ridistribuire equamente i ricavi per incentivare l'impiego. Non è sufficiente convincere gli italiani che la flessibilità è la panacea di tutti i mali, quando vi sono condizioni sociali, economiche, culturali al contorno ben più gravi che soffocano lo sviluppo del nostro Paese.

Ed è così che da un giorno all'altro un povero artigiano invischiato nei gangli del Fisco prima di optare per un gesto irrazionale, estremo e disperato, scrive all'Agenzia delle Entrate supplicando di non accanirsi anche contro la moglie.
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Articolo di Quinto Potere
 
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