[DOMANDA] Ingegneria informatica Pisa: sono molto indietro, cosa fare?

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Fefolino

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#1
Ciao a tutti,
Oggi pubblico questo post per chiedervi consiglio.
Studio Ingegneria Informatica a Pisa (alla statale, non alla Normale) e sono molto indietro con gli esami.
Ho fatto il Liceo Scientifico e non ho mai avuto problemi. Capivo subito le cose, studiavo poco/il giusto e avevo comunque ottimi voti, sono passato con 100 (ci sono stati 5 100 su una quarantina di persone, la maggior parte era sotto l'80) quindi mi sentivo "in grado" di affrontare un'università ritenuta difficile.
Il primo anno c'erano un totale di 7 esami da dare. Il primo semestre ho studiato Fondamenti di Programmazione (C++ e qualcosa di Assembly) e Analisi I, ho passato solo programmazione con 30. Il secondo semestre ho studiato Analisi I e non ricordo cos'altro, ho passato Analisi I con 29, a settembre ho dato la pratica di Algoritmi e Strutture Dati (C++) (ogni esame ha minimo scritto/pratica + orale, se non scritto + pratica + orale)
Per il secondo anno avevo deciso di impegnarmi di più, convinto che il primo fosse andato così perché magari ancora non conoscevo il "ritmo universitario".
Il primo semestre ho dato l'orale di Algoritmi (28, mi sembra) e lo scritto di Basi di Dati (MySQL), il secondo semestre stavo preparando Basi di Dati e Reti Logiche, ma ho dato solo l'orale di Basi di Dati (la preparazione del progetto mi ha portato via mesi), la pratica di Basi di Dati la ho bocciata tutte le volte di fila, sempre al "pre-test" più che altro per aver interpretato il testo male.
Così mi ritrovo alla fine del secondo anno con 3 esami e 2/3 passati su 15.
Che dire, sono davvero molto demotivato. Gli esami di programmazione che ho dato/studiato mi sono piaciuti, quelli di "matematica" mi attirano molto meno (soprattutto Algebra Lineare con il suo teorema spettrale etc... di cui non capisco davvero nulla) nonostante fosse la materia che preferivo al liceo.
Indietro lo sono davvero molto e non so proprio che fare. Non ho idea se il problema sia Pisa, sia la facoltà o io che magari non sono "adatto" a studiare queste cose.
Le poche persone che conosco sono al mio stesso punto, chi con un esame in più chi con un esame in meno, ma questo non mi spinge a continuare, perché non ne ho idea di quanti anni ci metterei anche solamente a finire la triennale.

Vorrei chiedere consiglio a voi cosa ne pensate, magari c'è anche qualcuno che frequenta/ha frequentato la mia stessa facoltà.
In generale, ogni consiglio è ben gradito e vi ringrazio in anticipo per le risposte!
Grazie ancora :)
 

SiRiO

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#2
i voti buoni li hai, è normale incontrare qualche ostacolo, ma questo non deve buttarti a terra, chiudi almeno la triennale poi decidi, se smetti ora poi te ne penti.
finire la triennale in 3 anni è quasi impossibile.
 
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#3
finire la triennale in 3 anni è quasi impossibile.
In Ingegneria soprattutto, dove in media la triennale nell'area "Informazione" dura 4,8 anni (dati almalaurea) :asd:

@Fefolino Anche io andavo benissimo alle superiori (tecnico informatico), uscito con un voto alto studiando pochissimo perchè mi riusciva tutto molto bene. Poi arriva ingegneria Informatica (Padova)... primi due anni solo due esami con voti molto modesti, al terzo anno stavo per mollare tutto, depressione a livelli mai visti... ma decisi di resistere e tra il quarto e quinto anno ho dato 2/3 di tutti gli esami in 3 sessioni e mi sono laureato con un voto onestissimo. Poi ho fatto la magistrale, molto più tranquillamente.
Molti universitari attraversano periodi difficili... ma si possono superare. Non c'è una ricetta universale purtroppo, continua a provare, sperimenta nuove tecniche di studio, rifrequenta i corsi... ma prenditi anche dei periodi di pausa.
 
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#4
Ciao, anche io ho studiato a Pisa, ho fatto chimica organica e per vari motivi sono rimasto indietro pure io. Quello che ti consiglio è di fare esperienze...quelle valgono moooolto di più di finire l'università in tempo. D'estate fatti qualche tirocinio all'estero, la tesi falla all'estero in azienda, la tesi scrivila in inglese, fatti corsi nel tempo libero.
Ci sono 1000 possibilità là fuori, però in facoltà non te ne presentano manco una, purtroppo è una grande pecca di questa università...o quanto meno del mio dipartimento. Una cosa scandalosa...
 
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Fefolino

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#5
Grazie a tutti vi ringrazio, scusate se non vi ho risposto prima ma è un argomento che ultimamente mi da molta ansia e al solo vedere questo topic dicevo "si poi rispondo" e ho rimandato

@1nd33d, per sapere, come hai dato 2/3 degli esami in 3 sessioni? Hai studiato come non mai o semplicemente erano esami più facili quelli successivi?

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1nd33d

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#6
@1nd33d, per sapere, come hai dato 2/3 degli esami in 3 sessioni? Hai studiato come non mai o semplicemente erano esami più facili quelli successivi?
Nei primi 3 anni, anche se non riuscivo a passarli, li rifrequentavo sempre, per cui non è che non sapessi proprio niente, e non erano per nulla esami facili... quello che mi mancava era un metodo di studio. Semplicemente non riuscivo giorno per giorno a studiare come facevano invece tutti gli altri del corso anche in gruppi di studio (io invece sono sempre stato un po' solitario nell'ambiente universitario e non avevo molta motivazione).
Sinceramente non mi ricordo bene se cambiai qualcosa in particolare... penso piuttosto che sia stato il rimbalzo dal fondo che avevo toccato, dovevo scegliere se mollare e fallire o andare avanti.
Alcuni esami, i più difficili, li ho ridati a oltranza come un mulo (uno l'ho dato 7 volte :asd: ) mentre i più semplici che prima trascuravo (perchè appunto semplici) ho cominciato a prenderli più sul serio e mi sono pianificato meglio lo studio organizzandomi le sessioni giorno per giorno.
Una cosa da non sottovalutare sono le prove a itinere: inizialmente le snobbavo, poi mi sono accordo che semplificano enormemente il superamento di alcuni esami. Per es. c'era il corso di Fisica 1 che prevedeva una prova scritta e una orale, quest'ultima durava anche 3/4 d'ora e il prof. aveva una fin troppo evidente tendenza a favorire un sesso rispetto all'altro. Però passando le due prove scritte (molto più semplici) potevo non fare l'orale se mi accontentavo di massimo 24 (pensa te se me ne fregava qualcosa del 30 in quelle condizioni :lol: ).
Altra cosa che ho capito solo dopo: è rischioso concentrarsi solo sugli esami difficili prima di dare quelli più semplici. Più fallisci e più di deprimi, se invece pianifichi di dare esami più semplici fin da subito, ti senti meno demotivato. Quindi se un esame non ti riesce, lascialo un po' da parte, magari lo rifrequenti l'anno successivo e intanto provi a sistemare gli altri (io ho fatto così per alcuni esami negli ultimi 2 anni).
 

Blume.

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#7
Approfitto del post dell'amico @Fefolino per rendervi partecipe di quello che è il pensiero di un genitore...
In molti sanno che ho una figlia di 6 anni, è ancora piccola lo so, ma sapete sono i pensieri che frullano per la testa ad un padre.
Molte volte chiedo a me stesso...cosa potrà fare mia figlia quando sarà "grande" per voi che frequentate le scuole, l'università ed altro, immagino abbiate un'idea anche se vaga, di quale possa essere uno sbocco per il futuro con un maggior impatto nell'ambito lavorativo...quali sono le attuali figure professionali che hanno più possibilità in questo momento ed eventualmente in futuro.
Lei...la piccola Chloe, per adesso dice di voler fare...la criminologa, quando mi disse questo la prima volta mi stupì...gli chiesi...chloe ma tu sai che cos'è un criminologo? mi rispose, che e quello che cerca le persone che fanno del male ad altre e che hanno dei problemi.
Sarei felice se coltivasse un'interesse del genere, abito a Milano e sono a quattro passi dall'università della Bicocca, ho visto che hanno la facoltà di psicologia e criminologia.
 
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#8
Ciao a tutti. Mi intrometto nella discussione per dare un'opinione. Io a settembre comincerò il secondo anno di ingegneria, però diversa da quella di Fefolino. Io quest'anno ho dato solo 2 esami e, non so se ne darò un terzo a settembre. Vi vorrei ringraziare per quello che avete scritto, sarà di aiuto a molti. Molte volte chiediamo troppo a noi stessi e lo stress ci mangia interi.
 
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#9
Guarda, avere problemi all'universita' e' una cosa normalissima. Purtroppo e' un gatto che si morde la coda, piu' le cose vanno male piu' ci si deprime e ci si scoraggia. Non esiste un unico "metodo" risolutore, e' molto personale perche' i motivi possono essere diversissimi da persona a persona. Io mi laureai stringendo i denti, nemmeno troppo male considerando il tutto, ebbi un grosso aiuto dal mio relatore che si prese cura di me. Ma erano altri tempi ('80) il sistema universitario era diverso. Io ti consiglio caldamente di cercare aiuto. Parla con studenti piu' grandi di te, vedi se c'e' un professore disposto a aiutarti o almeno darti consigli, magari uno con cui hai passato un esame a pieni voti. Alcune universita' offrono servizi di assistenza forniti da psicologi o assistenzi sociali, che se fatti bene aiutano tantissimo (avrebbero certo aiutato me...) perche' se non si sa che problemi si hanno (e in genere NON si sa) non si sa neanche come affrontarli.
Ti auguro buona fortuna, ma ti posso solo dire che ce la puoi fare. Il problema e' il sistema educativo italiano, che anche nelle universita' fa in genere schifo.
 

Andretti60

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#10
Approfitto del post dell'amico @Fefolino per rendervi partecipe di quello che è il pensiero di un genitore...
In molti sanno che ho una figlia di 6 anni, è ancora piccola lo so, ma sapete sono i pensieri che frullano per la testa ad un padre.
Molte volte chiedo a me stesso...cosa potrà fare mia figlia quando sarà "grande" per voi che frequentate le scuole, l'università ed altro, immagino abbiate un'idea anche se vaga, di quale possa essere uno sbocco per il futuro con un maggior impatto nell'ambito lavorativo...quali sono le attuali figure professionali che hanno più possibilità in questo momento ed eventualmente in futuro.
Lei...la piccola Chloe, per adesso dice di voler fare...la criminologa, quando mi disse questo la prima volta mi stupì...gli chiesi...chloe ma tu sai che cos'è un criminologo? mi rispose, che e quello che cerca le persone che fanno del male ad altre e che hanno dei problemi.
Sarei felice se coltivasse un'interesse del genere, abito a Milano e sono a quattro passi dall'università della Bicocca, ho visto che hanno la facoltà di psicologia e criminologia.
Potresti aprire una nuova discussione.
Senza una laurea ormai non si va da nessuna parte, questo e' palese. E non e' nemmeno detto si trovi lavoro in italia. Io ho sempre consigliato, e continuo a farlo, di STUDIARE LE LINGUE. In maniera massiccia. Non solo l'inglese scolastico che NON SERVE A NULLA. Imparare una lingua bene, con corsi fatti da madrelingua (i miei insegnati di inglese sono sempre stati orribili), iniziando da giovani, diventera' poi facile impararne altre in seguito. Seguire corsi scolastici il piu' generale e teorici possibili (tipo il vecchio liceo classico) perche' ammettiamolo: e' molto difficile arrivare a 18-19 anni sapendo esattamente quello che si vuole fare. Molti studenti iniziano una universita' e dopo poco tempo si rendono conto che non e' quella che fa per loro. Avere una educazione "larga" aumenta tantissimo le nostre possibilita' di scelta.
Ma su questo argomento ci sarebbe da parlarne molto. Io sono sempre a disposizione.
 
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Slaw

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#11
Potresti aprire una nuova discussione.
Senza una laurea ormai non si va da nessuna parte, questo e' palese. E non e' nemmeno detto si trovi lavoro in italia. Io ho sempre consigliato, e continuo a farlo, di STUDIARE LE LINGUE. In maniera massiccia. Non solo l'inglese scolastico che NON SERVE A NULLA. Imparare una lingua bene, con corsi fatti da madrelingua (i miei insegnati di inglese sono sempre stati orribili), iniziando da giovani, diventera' poi facile impararne altre in seguito. Seguire corsi scolastici il piu' generale e teorici possibili (tipo il vecchio liceo classico) perche' ammettiamolo: e' molto difficile arrivare a 18-19 anni sapendo esattamente quello che si vuole fare. Molti studenti iniziano una universita' e dopo poco tempo si rendono conto che non e' quella che fa per loro. Avere una educazione "larga" aumenta tantissimo le nostre possibilita' di scelta.
Ma su questo argomento ci sarebbe da parlarne molto. Io sono sempre a disposizione.
Per quella che è la mia esperienza direi che classico e scientifico siano da evitare come la peste. Non danno né competenze né titoli immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Se lo/la studente/studentessa dovesse decidere di non continuare con la maturità classica/scientifica(e forse anche linguistica) si ritroverebbe con una carta praticamente inutile. Almeno con altri diplomi si ha comunque la possibilità di continuare ed in più si ha un diploma utile.
Per la storia del sistema educativo italiano, sono genuinamente curioso di sapere che cosa non le piaccia esattamente. Spesso mi è capitato di leggere di persone che hanno fatto esperienze all'estero e che hanno trovato la preparazione italiana nettamente migliore rispetto a quella degli altri paesi(soprattutto rispetto a quella dei paesi anglosassoni).
 
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Andretti60

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#12
Per quella che è la mia esperienza direi che classico e scientifico siano da evitare come la peste. Non danno né competenze né titoli immediatamente spendibili nel mondo del lavoro. Se lo/la studente/studentessa dovesse decidere di non continuare con la maturità classica/scientifica(e forse anche linguistica) si ritroverebbe con una carta praticamente inutile. Almeno con altri diplomi si ha comunque la possibilità di continuare ed in più si ha un diploma utile.
Per la storia del sistema educativo italiano, sono genuinamente curioso di sapere che cosa non le piaccia esattamente. Spesso mi è capitato di leggere di persone che hanno fatto esperienze all'estero e che hanno trovato la preparazione italiana nettamente migliore rispetto a quella degli altri paesi(soprattutto rispetto a quella dei paesi anglosassoni).
Parlo per esperienza personale anche io, ovviamente in maniera generica, ci sono sempre eccezioni.

Io feci l'istituto tecnico, anni '70, all'universita' poi (Fisica) non avevo problemi negli esami sperimentali, ma avevo grossi problemi in tutti quelli teorici (tipo analisi e geometria) che invece venivano passati alla grande dai "classici" che anche se non sapevano nulla di matematica sapevano come studiare e avevano una mentalita' aperta. Gli scientifici avevavno problemi ancora piu' grossi dei miei perche' pensavano di sapere gia' le cose. Ripeto, parlo in maniera generica,sto escludendo genii e zucconi che li trovi da tutte le parti. Mi laureai a fatica, ma tutto sommato neanche poi male, vinsi svariate borse di studio tra cui una in Berkeley, California, dove vivo ancora e lavoro come software engineer. La preparazione migliore che ho visto era nei tedeschi, perche' da loro se non passi gli esami in tempo viene cacciato (non so se le cose siano cambiate), vigeva quindi la legge del taglione. Non vidi mai grosse differenze di preparazione, sempre e solo persone piu' o meno intelligenti delle altre, quelli piu' preparati in genere perche' avevavno avuto buoni insegnanti (cosa che non ebbi io e dovetti sopperire da solo).

Sulla utilita' del "diploma" avrei molto da dire. Era vero quando mi diplomai io, anni '70, se ti diplomavai in un buon istituto e con buoni voti non si avava problemi nel trovare lavoro (appena diplomato ricevetti diverse offerte di lavoro ma decisi di iscrivermi a Fisica). Adesso vedo che le cose sono cambiate parecchio, vedo i laureati faticare a trovare un posto decente, non oso nemmeno pensare come siano le cose per i semplici diplomati.

Il sistema scolastico italiano andava bene un secolo fa, adesso andrebbe rivisto completamente. Infatti e' cambiato molto da quando andavo a scuola io, ma vedo ancora molti problemi. Secondo me la divisione liceo-tecnico e' sbagliata di partenza perche' costringe uno studente a fare una scelta troppo giovane, quando ancora non si hanno le idee chiare. Perfino l'universita', vedo troppa gente iniziare una facolta' per poi accorgersi di avere fatto una scelta sbagliata. Chi ha i giusti aiuti lo riconosce subito e cambia senza perdere altro tempo. Io stesso scelsi Fisica perche' era sempre stata la mia passione, ma appena inizia a usare i computer fu chiaro quale fosse invece la mia passione (e a quel tempo non esisteva informatica, solo alcuni esami a Fisica e Ingenieria). La laurea Triennale e Magistrale le vedo come un "tappabuchi" per risolvere un problema piu' grosso: perche' la gente non riusciva a finire? Quando mi laureai io era una ecatombe, meno di un terzo degli studenti riusciva a laurearsi.
 

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E' comunque vero che la preparazione Italiana non ha molto da invidiare... almeno a sentire i pareri di conoscenti che han fatto l'erasmus, c'è molto da lavorare sulla burocrazia e le regolamentazioni, ma uno studente in gamba può diventare molto bravo.
Una cosa sicuramente da fare è mettere dei stringenti numeri chiusi regolati dall'effettiva capacità di assorbimento del mondo del lavoro. E' lampante che gli studenti, dopo il diploma, non sappiano scegliere in ottica futura. Non vedono l'università come un investimento a lungo termine ma come un qualcosa che "bisogna farla per avere un pezzo di carta" ed ecco che il numero di iscritti a psicologia, comunicazione, filosofia... è di un ordine di grandezza superiore a quelli che si iscrivono a ingegneria. Se poi si considerano il numero di laureati, il divario aumenta ancora di più, perchè molti studenti a ingegneria mollano.
Per carità, se continuano a fare tutti psicologia per me che sono mezzo "engineer" e mezzo "scientist" va pure meglio, meno concorrenza = maggior potere contrattuale = più soldi in busta paga. Quindi a dire queste cose ci perdo solamente :asd:

Spesso girano articoletti che parlano di persone di mezza età (ma anche più giovani) con anni di lavoro precario non qualificato alle spalle, senza esperienza specifica ma magari con 2, 3 o più lauree in mano (spesso omettono in cosa, ma si intuisce che non è ingegneria). Si lamentano perchè "troppo qualificati" per trovare lavoro, anche i più umili. Per forza... bisogna spiegarlo alla gente che per legge se sei laureato puoi chiedere un trattamento economico migliore al datore di lavoro (per esempio io laureato magistrale senza esperienza non potevo essere inquadrato meno del 5° livello metalmeccanico), ma chi ti assume per un lavoro non qualificato con il rischio di doverti pagare di più per via dei tuoi titoli?

La preparazione migliore che ho visto era nei tedeschi, perche' da loro se non passi gli esami in tempo viene cacciato (non so se le cose siano cambiate), vigeva quindi la legge del taglione.
Qui mi trovi piuttosto in disaccordo, io (ma anche molti altri che conosco) che ho avuto problemi durante il mio percorso accademico sarei stato tagliato fuori e non avrei mai appreso quelle nozioni che oggi mi permettono di avere un buon posto di lavoro, lavoro che svolgo, a detta dei superiori, in modo più che buono. E le tasse universitarie le ho pagate tutte, anche quando non passavo gli esami...
 
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#14
E' comunque vero che la preparazione Italiana non ha molto da invidiare... almeno a sentire i pareri di conoscenti che han fatto l'erasmus, c'è molto da lavorare sulla burocrazia e le regolamentazioni, ma uno studente in gamba può diventare molto bravo. ...
Uno studente in gamba riuscira' sempre, ma quelli sono in pochi. Se vogliamo creare dei buoni laureati, e non solo una "elite", dobbiamo cercare di aiutare il piu' possibile. Per carita', non dico di promuovere tutti. Ma ci sono tanti studenti che nonostante siano bravi non riescono per un motivo o per l'altro, e in Italia mancano le strutture per aiutarli. Io davo ripetizioni per mantenermi gli studi, nessuno dei miei allievi ebbe poi problemi (eccetto uno)

Qui mi trovi piuttosto in disaccordo, io (ma anche molti altri che conosco) che ho avuto problemi durante il mio percorso accademico sarei stato tagliato fuori e non avrei mai appreso quelle nozioni che oggi mi permettono di avere un buon posto di lavoro, lavoro che svolgo, a detta dei superiori, in modo più che buono. E le tasse universitarie le ho pagate tutte, anche quando non passavo gli esami...
Lo stesso per me, mi laureai nel doppio del tempo previsto. Anche per me il metodo tedesco (almeno in quegi anni) era assurdo, poteva funzionare solo in Germania. In genere sono molto pochi quelli che non finiscono fuori corso, anche tra gli studenti bravi. Il problema sta nel capire quando uno stuudente e' fuori corso per motivi normalissimi (finanziari, emotivi, psicologici, depressione, non essere organizzati, ce ne sono a dozzine) e invece quando c'e' un problema patologico di base, dove e' la scuola che NON e' capace di insegnare e solo pochi riescono a finire. Per esempio, quando ero studente io si seguivano cinque corsi per anno, poi si avevano solo pochi mesi estivi per dare gli esami, si iniziava l'anno successivo che si era immancabilmente indietro di qualche esame, e la situazione peggiorava in continuazione: perche' si e' aspettato cosi' tanto per istituire i semestri?
 

Slaw

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Parlo per esperienza personale anche io, ovviamente in maniera generica, ci sono sempre eccezioni.

Io feci l'istituto tecnico, anni '70, all'universita' poi (Fisica) non avevo problemi negli esami sperimentali, ma avevo grossi problemi in tutti quelli teorici (tipo analisi e geometria) che invece venivano passati alla grande dai "classici" che anche se non sapevano nulla di matematica sapevano come studiare e avevano una mentalita' aperta. Gli scientifici avevavno problemi ancora piu' grossi dei miei perche' pensavano di sapere gia' le cose. Ripeto, parlo in maniera generica,sto escludendo genii e zucconi che li trovi da tutte le parti. Mi laureai a fatica, ma tutto sommato neanche poi male, vinsi svariate borse di studio tra cui una in Berkeley, California, dove vivo ancora e lavoro come software engineer. La preparazione migliore che ho visto era nei tedeschi, perche' da loro se non passi gli esami in tempo viene cacciato (non so se le cose siano cambiate), vigeva quindi la legge del taglione. Non vidi mai grosse differenze di preparazione, sempre e solo persone piu' o meno intelligenti delle altre, quelli piu' preparati in genere perche' avevavno avuto buoni insegnanti (cosa che non ebbi io e dovetti sopperire da solo).

Sulla utilita' del "diploma" avrei molto da dire. Era vero quando mi diplomai io, anni '70, se ti diplomavai in un buon istituto e con buoni voti non si avava problemi nel trovare lavoro (appena diplomato ricevetti diverse offerte di lavoro ma decisi di iscrivermi a Fisica). Adesso vedo che le cose sono cambiate parecchio, vedo i laureati faticare a trovare un posto decente, non oso nemmeno pensare come siano le cose per i semplici diplomati.

Il sistema scolastico italiano andava bene un secolo fa, adesso andrebbe rivisto completamente. Infatti e' cambiato molto da quando andavo a scuola io, ma vedo ancora molti problemi. Secondo me la divisione liceo-tecnico e' sbagliata di partenza perche' costringe uno studente a fare una scelta troppo giovane, quando ancora non si hanno le idee chiare. Perfino l'universita', vedo troppa gente iniziare una facolta' per poi accorgersi di avere fatto una scelta sbagliata. Chi ha i giusti aiuti lo riconosce subito e cambia senza perdere altro tempo. Io stesso scelsi Fisica perche' era sempre stata la mia passione, ma appena inizia a usare i computer fu chiaro quale fosse invece la mia passione (e a quel tempo non esisteva informatica, solo alcuni esami a Fisica e Ingenieria). La laurea Triennale e Magistrale le vedo come un "tappabuchi" per risolvere un problema piu' grosso: perche' la gente non riusciva a finire? Quando mi laureai io era una ecatombe, meno di un terzo degli studenti riusciva a laurearsi.
Non so ai suoi tempi, ma i diplomati classici che ho potuto incontrare negli anni avevano una preparazione molto ma molto scarsa in matematica ed in genere una poca propensione al ragionamento logico-matematico. Certo, c'è da dire che il ragazzo italiano che di recente ha vinto la medaglia Fields proviene da un classico, ma penso sia solo un'eccezione(il padre è un professore di ingegneria tra l'altro).
Bah, i laureati che non trovano lavoro sono più che altro quelli che si laureano in materie poco spendibili nel mondo del lavoro. Chi sceglie le facoltà giuste in genere lo trova il lavoro(sottopagato magari, ma lo trova).
Per come la vedo io, al giorno d'oggi, conviene 100 volte iscriversi in un istituto tecnico/professionale dal momento che se uno ha voglia di studiare, riuscirà ad andare bene anche all'università, e, nel caso in cui decida di non continuare, si troverà comunque con un titolo utile. Parlando con ragazzi del Nord, sembra che per un diplomato iti non sia troppo difficile trovare lavoro.
In generale comunque penso che, a parte determinati casi, ormai gli studenti studino per memorizzare, per cui il discorso classico/scientifico/tecnico non vale più.
Per il discorso sulla scelta del percorso scolastico sono d'accordo, ma purtroppo è così.